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16/01/13

one year older


Registrazione messaggi vocali.
Segreteria di miss Declan Khan.
Giorno quindici gennaio duemilacinquecentoquindici.
Si prega di lasciare un messaggio dopo il bip.

Bip.

ore 13.43
Pronto, Declan? Sono Louise. Tua madre, ricordi? So che non richiami perché ce l'hai ancora con noi, ma Declan, è passato quasi un anno ormai. Ci sono molte cose di cui vorrei parlarti, e di cui non posso dirti con una cortex wave. Alcuni nostri conoscenti sono morti nell'attentato al Country Club a Saint Andrew, lo sai? Tua sorella non si fa vedere da mesi, e manda solo ogni tanto messaggi sintetici per comunicare che è ancora viva, senza farci sapere dove si trovi o cosa stia facendo. Tua cugina, Jordan, è stata promossa a capitano, ed è il più giovane comandante di vascello donna che la sesta flotta abbia mai nominato. Stiamo costruendo una piscina. Tuo padre è... cupo, e non è più lo stesso da quando ha litigato con te. Non mi ha mai detto che vi siate detti quando è venuto a trovarti, ma non credo che ormai importi di nuovo. Si era un po' illuminato quando Dylan ha ripreso a frequentarlo, ma so che di recente ha avuto una discussione anche con lui, non so bene a che proposito. Mi farebbe piacere se riuscissi a venirci a visitare. Quando vuoi, come sempre. Per favore, richiamami.

ore 14.20
Miss Khan, buon pomeriggio, mi scuso per il disturbo. Mi chiamo Elliot Liebermann Sacks, sono un redattore per Channel Four. Mi sto occupando di un approfondimento scientifico sulle ricerche sulle Intelligenze Artificiali, e mi è giunta voce all'università che la Blue Sun potrebbe avere notizie interessanti da comunicare al pubblico. Mi è stato fatto capire che si è occupata di A.I. già in passato, e sarei davvero felice se potesse concedermi un'intervista, anche non più di un'ora del suo tempo. Attendo notizie dalla sua segretaria, sono disponibile tutta la settimana e posso raggiungerla ovunque su Horyzon. Buon pomeriggio.

ore 15.03
Miss Khan, è la segreteria di mister Jonathan Carter. Come le avevamo anticipato l'appuntamento per la holo-conferenza di tutti i CEO Blue Sun è fissato per giovedì alle ore sette e trenta di mattina, orario di Capital City. Le verrà inoltrato l'ordine del giorno e il modello per la relazione trimestrale delle attività e dei guadagni. Le auguro buona serata.

ore 15.30
Lane, sono Jamie. Senti, ho parlato con tuo padre, e davvero posso garantirti che non sapevo niente del testamento. Mi spiace per la situazione in cui ti sei trovata. Ad ogni modo, ho parlato a lungo con lui e penso che io e te dovremmo vederci e discuterne da adulti. Richiamami.

ore 16.21
Salve, chiamo miss Declan Khan dal Summit Medical Center di Siskiyou, su Horyzon. E' registrata come contatto di emergenza di sua sorella, Nadja Khan. Miss Khan ha ingerito un'eccessiva dose di sonniferi, ieri sera, e ha rischiato di entrare in coma: fortunatamente la donna delle pulizie dell'hotel in cui si trovava l'ha trovata. Adesso è presso il nostro ospedale. E' stata sottoposta ad una lavanda gastrica, ma vorremmo parlare della sua situazione medica con un parente. La prego di richiamarci non appena riceverà il messaggio.

ore 16.35
Miss Khan, la Foster Enterprises si è detta interessata all'acquisto di alcuni spazi pubblicitari lungo la pista della Sky Race, ma l'amministratore delegato richiede di parlarne direttamente con lei. Ha dato la sua disponibilità per domani, ora del tè, presso il Tea Jiuba su Carpathia Square. Mi faccia sapere se devo prendere l'appuntamento.

ore 17.05
Buon pomeriggio, sono il dottor Li. Ho messo nei nostri database le varie valutazioni su tutti i concorrenti che ho avuto modo di visitare fino ad ora. Direi che non ci sono grossi problemi, se non per un mister... uhm, attenda un secondo, dove... eccolo, mister Jason Carr, un chiaro pazzo suicida che ho già segnalato alle autorità come potenzialmente pericoloso. Arrivederla a presto.

ore 18.30
Miss Khan, chiamo di nuovo dal Summit Medical Center di Siskiyou, su Horyzon. Non so se ha ricevuto il nostro precedente messaggio, ma sua sorella Nadja Khan è ricoverata presso il nostro ospedale dopo quello che crediamo esser stato un tentativo di suicidio. La prego di richiamarmi.

ore 18.40
Miss Khan, buonasera, sono il dottor Harberg. Sono veramente mortificato, ma temo di dover cancellare la seduta che avevamo in programma per venerdì sera, sono sorti alcuni problemi personali e... ma se desidera potremmo anticiparla a domani sera, verso diciamo le otto, oppure possiamo metterci d'accordo per la prossima settimana. Mi faccia sapere, e le chiedo ancora scusa. Buona serata.

ore 18.45
Buonasera miss Khan, sono Adeline Gallher, la chiamo dalla casa d'aste Christie's. Vorremmo sapere se sarebbe per lei un problema posticipare la consegna dello shuttle a dopodomani mattina, invece che domani: la compagnia di trasporti a cui ci rivolgiamo sta sperimentando alcune difficoltà di natura tecnica purtroppo insuperabili nel giro di dodici ore. Aspetto una sua gentile risposta, e mi scuso per il disturbo.

ore 20.00
Salve, miss Khan. Le volevo chiedere se per il concerto dell'orchestra sinfonica di Capital City preferisce questo sabato sera o il prossimo, glieli sto prenotando come richiesto. A risentirci, buona serata.

ore 21.01
Declan, buonasera. Sono Derek Bark. Ho la presunzione di pensare che si ricordi di me: ci siamo conosciuti a quello caratteristico locale jazz, ho chiesto il suo numero al nostro amico comune, Daniel Chay. Spero non la consideri un'invadenza da parte mia, ma volevo dirle che mi ha fatto onestamente piacere parlare con lei, e che non mi dispiacerebbe replicare. Sabato sera, diciamo? Ho prenotato in un posto che credo potrebbe piacerle. Attendo una sua conferma.

ore 21.12
Declan, sono sempre mamma. Alla fine mi sono dimenticata di dirti l'unica cosa per cui avevo chiamato: tanti auguri, tesoro.

31/10/12

the one who drives

"Mister Rothman?"

La segretaria fece cenno all'uomo di avvicinarsi.

"David Rothman, giusto?"
"Sono io"

Miss Postma sorrise in maniera sfuggente e apatica, osservandolo superficialmente. Lui indossava un vestito nero con cravatta. La camicia era bianca e stirata in maniera imperfetta, i capelli pettinati all'indietro e la barba sistemata di recente. Accorciata, sicuramente, ma non rasata.

"La CEO è pronta a riceverla"

Gli indicò con un gesto la porta, e lui bussò aspettando di sentire l'avanti prima d'entrare.

"Posso?"
"Prego"
"Buonasera"
"Buonasera. Lei deve essere David Rothman"
"Sono io"

Declan Khan non spostò gli occhi dall'holodeck per altri dieci secondi, lasciando che l'uomo rimanesse un passo oltre la soglia, in silenziosa attesa di un doveroso invito ad accomodarsi. Si prese il tempo necessario a studiare l'ufficio spoglio, essenziale. Niente attaccato ai muri se non la copia cartacea di una Laurea in ingegneria. Nessun soprammobile, solo un basso comodino trasparente contenente alcolici costosi e acqua potabile di prima qualità. Declan Khan finì ciò che stava facendo e mise in stand by l'holodeck. Sorrise in maniera lieve osservando l'uomo per la prima volta.

"Prego, si sieda pure"

Non si alzò per stringergli la mano. David Rothman si sedette.

"Le posso offrire qualcosa da bere?"
"No, la ringrazio"

Un momento di silenzio, Declan Khan lo fissò senza adoperare la solita discrezione di cortesia che usava utilizzare con gente del suo stesso rango sociale. Valutò che Rothman dimostrava quarantacinque anni, e che probabilmente era la sua età esatta. Non aveva fedi al dito né la camicia adeguatamente stirata: non conviveva con nessuna donna né tantomeno era sposato. Il vestito gli scendeva addosso troppo pesantemente. Mezza taglia di più, almeno; pensò: affittato. Ha atteso il permesso per sedersi, ha osservato l'ufficio partendo dagli angoli. La barba è più lunga di almeno un millimetro sulla guancia sinistra: è mancino e non ha i soldi per un barbiere. E' un bell'uomo, un tipo. Qurantacinque anni. Scapolo. Deve avere qualche problema a relazionarsi col prossimo: non esce molto, non fa molta vita sociale. Aspetta gli ordini. Un ex militare.

E mentre lei rifletteva, lui si aggiustava sulla sedia, scomodo, a disagio.

"Mi dica: come mai ha fatto domanda per questo lavoro?"

Una vibrazione verso l'alto delle pupille, un istante brevissimo.

"Ho iniziato la mia carriera guidando mezzi terrestri"
"E come l'ha conclusa?"
"Non ha letto il mio curriculum?"
"No"

Di nuovo disagio: Declan trattenne un sorriso. Rimase seria, attendendo con calma una risposta.

"Sono nato su Meili e ho imparato a guidare per trasporti tra fabbriche, a sedici anni. A diciott'anni mi sono arruolato, ho concluso l'accademia alleata di pilotaggio, poi sono andato in guerra."
"E l'ha vinta"
"Punti di vista"

Un altro lungo silenzio. Declan rimase seduta in maniera composta, con le gambe accavallate e gli occhi azzurri fissi in quelli neri del suo inerlocutore.

"Quindi ora ha bisogno di un lavoro tranquillo"
"Sì"
"E di soldi"
"Come tutti"

Silenzio. Declan si sfiorò le labbra con la punta delle dita.

"Si tratta di essere disponibile e rintracciabile ventiquattro ore al giorno. La macchina da guidare è la mia, una Laoying Settemila"
"Anno?"
"E' uscita due settimane fa"

Declan attese la sorpresa nei suoi occhi, ma invano. Continuò a fissarlo.

"Tutto ciò che sente o vede all'interno della macchina è strettamente confidenziale. Il contratto prevede una clausola di riservatezza: se la infrangerà, mi dovrà un risarcimento che la getterà sul lastrico"
"Onorerò il contratto"
"Bene"

Rimasero a fissarsi ancora un po'. Sì, David Rothman aveva lo sguardo spento del veterano deluso. Declan conosceva fin troppo bene la sua razza: maschi poveri arruolatisi giovani alla ricerca di un riscatto che non era mai arrivato. Li trovava noiosi.

"Ha figli?"
"No"
"E' sposato?"
"No"
"Ha intenzione di sposarsi o avere figli?"
"No"

Un'altra pausa, lunga, per valutare. Era tardi ed era il terzo candidato. Miss Postma ne aveva selezionati altri cinque, e se non avesse assunto lui avrebbe dovuto intervistarli tutti.

"Quando può iniziare?"
"Quando vuole"
"Anche subito?"

Rothman la mise meglio a fuoco per assicurarsi che dicesse sul serio.

"Anche subito"


16/02/12

Miss Postma

Ogni mattina mi alzo alle sei in punto.
Dal momento in cui metto i piedi per terra a quello in cui esco di casa, impiego sessanta minuti esatti a farmi una doccia, massaggiare delicatamente i capelli per la durata di due shampoo e un balsamo, asciugarmi, truccarmi, vestirmi, dare da mangiare a Patmore, la mia tartaruga di Withmon, fare colazione mentre ascolto le news alla holo tv. Dalle sette alle otto viaggio: dai sobborghi di Capital City all'isola Di San, dove lavoro, la strada non è facile con i mezzi pubblici, e non è diretta. Faccio due cambi e venti minuti di camminata, l'unico esercizio fisico per il quale ho tempo nella giornata. Sui veloci treni sotterranei di Capital City, leggo sul mio tech-reader i romanzi a puntate di Chinelle Lestrade, seguendo le vicende di un'eroina di Jutòu che, durante la guerra, entra nella Flotta Alleata per andare a combattere su Shadetrack, dove il suo fidanzato è stato dato per disperso. Per quaranta minuti esatti vivo l'avventura di Belle Li, finché non arrivo alla mia fermata e dopo, a piedi, al Blue Sun Building.

Lavoro ai piani alti. Quando ho mandato il curriculum per il lavoro di segretaria della nuova vice CEO della sezione locale della Blue Sun, non pensavo che sarei stata presa: quarant'anni sono molti per entrare nel mondo del lavoro, ero inesperta e con una laurea conseguita quasi due decenni fa. Non mi aspettavo neanche che mi facesse il colloquio la stessa vice CEO. Ma le domande erano semplici: è spostata, ha figli? No, e no. Ha intenzione di sposarsi e avere figli? No. Come mai ha deciso di fare domanda per questo posto? Sono molto organizzata. Amo organizzare. Amo mettere ordine nelle cose. Il mio terapista mi ha consigliato di mettere a frutto i miei... problemi psicologici. E' disposta a fare straordinari, anche fino a tardi, regolarmente retribuiti? Sì.

A quanto pare a Declan Khan non serviva altro. Mi siedo alla mia scrivania alle otto, spendendo trenta minuti a ripassare l'agenda della giornata. Alle otto e trenta in punto, ogni giorno, arriva lei: col suo passo sostenuto che però non tradisce fretta, lo sguardo distante che sembra guardarmi a malapena. Ogni giorno mi ripete le stesse cose: "Buongiorno miss Postma. Ha dormito bene?"

Io le dico: "Buongiorno miss Khan. Molto bene, la ringrazio per l'interessamento".

Allora lei mi dice: "Cosa abbiamo in programma, oggi?"

Io la seguo nel suo ufficio, mentre si sistema, e le recito la sua agenda. Lei mi ascolta appena, settando il controllo della luminosità della parete vetrata che dà sulla città intera. Aspetta che finisca di parlare dandomi le spalle e unendo le mani dietro la schiena. Poi mi dà disposizioni su ciò che devo fare. Può essere: "chiami di nuovo Hall Point per il trasferimento dei corpi", oppure "mi passi sul deck gli indirizzi di tutti i membri del CDA", o anche "tra due ore mi convochi i responsabili del settore vendite nella sala meeting". Io segno tutto rapidamente, e quando ho finito la lunga lista le chiedo: "c'è altro, miss Khan?".

"Sì, non mi disturbi fino alle nove, per cortesia".

E così faccio. Esco chiudendomi la porta alle spalle, lasciandola contemplare Capital City con gli occhi di una tigre che studia la sua preda.

28/01/12

Rajan Kapoor



Le tue ex, adesso?

Le mie ex?

Sì, inizia dall'ultima e va indietro in ordine cronologico: tanto vale fare questo discorso subito, no?

Sei seria?

Ovviamente.

Mmh... d'accordo. Dall'ultima, quindi?

Sì, avanti.

Ok. Allora... che ne so, come si fa?

Nome, quando, come l'hai conosciuta, quanto tempo ci sei stato insieme e perché è finita.

D'accordo, d'accordo. L'ultima... prima di te, no?

Spiritoso. Avanti.

D'accordo. Allora, l'ultima immagino sia stata... Rebecca, fino a... cinque mesi fa? Ci siamo lasciati perché... be', perché aveva qualcosa con un mio collega di lavoro, in verità.

Terribile.

Abbastanza... soprattutto perché la conobbi ad un meeting di lavoro. Niente di serio, però: qualche mese insieme.

D'accordo... prima di lei?

Non ricordo...

E vuoi che ci creda?

Suppongo di no... prima di lei una musicista di Lòng City, Jolene. La conobbi tramite amici, era a New London per una serie di concerti con un quartetto d'archi. Non ricordo bene come finì, ma devo dire che mi tirò fuori da un periodo difficile"

"Un periodo difficile in che modo?"

"Una brutta rottura"

"Con?"

"Devo davvero continuare?"

"Avanti Raj, con chi?"

"Declan Khan"

"E chi è?"

"Un ingegnere che lavorava con me alla Blue Sun"

"Che tipo era?"

"Era... non so, è una domanda difficile. Era molto dedicata al lavoro, intelligente... ma non le interessava molto altro. In verità, spesso avevo la sensazione che le interessassi poco anche io"

"Cosa te lo fa dire?"

"Non so... stettimo insieme un anno, in cui provai decine di volte a... a fare un passo avanti. A presentarla alla mia famiglia, a fare un viaggio insieme, a iniziare a convivere... ma ogni volta che mi facevo avanti mi diceva che non era il momento migliore, che aveva da fare con il lavoro. Quando le dissi che volevo rompere non sembrò neanche un po' colpita, né sorpresa, né... be'. Era una persona molto fredda, suppongo che per i mesi successivi mi sia sentito semplicemente... arrabbiato. Ci misi un po' a riprendermi"

"Per questo la musicista ti cambiò la vita?"

"Non è quello che ho detto..."

"Devo preoccuparmi di questa Jolene, Raj?"

"Stupida..."

25/01/12

Jimmy

Sono in ritardo, sicuramente quando la stronza vedrà i log dell'ingresso mi darà il benservito. Potrei provare a modificarli, se qualche paranoica non modificasse la password al sistema di controllo ogni quarantotto ore, rendendo ogni tentativo di hackeraggio del tutto inutile. Quando porti a spasso i cani della vice CEO della Blue Sun, d'altra parte, non ti piglia neanche di fare un tentativo, sia mai la stronza avesse un firewall nuovo di zecca anche per quello.

Mi rassegno al ritardo, digitando il doppio codice d'accesso e mettendomi di fronte allo scanner retinico, occhi bene aperti. La stronza mi ha costretto ad imparare il codice a memoria, dieci cifre il primo e dieci quello di controllo, più altre dieci quello per l'allarme silenzioso che va direttamente allo sceriffato locale. La maggior parte della gente si accontenta dello scan retinico, del timbro vocale al massimo, ma lei no. Lei pensa evidentemente di avere qualcosa di prezioso.

Cosa sia, impossibile dirlo. Una volta entrato la porta mi si richiude alle spalle, l'ambiente in cui mi ritrovo è una casa spaziosa e piena di luce, ma incredibilmente vuota. Mobili e apparecchi tecnologici a non finire, ma niente che la distingua da altre decine che se ne vedono sulle riviste di arredamento minimalista. Il lusso... quello c'è. Per stare in un appartamento così grande a Di San devi aver raccolto soldi in vita tua, contato ogni centesimo da quando avevi dieci anni... sarà per questo che è stronza, perché è avida e l'avidità l'ha resa sola, frigida come un'ottantenne, nonostante il culo che ha.

Solo quelle dannate bestie, le piacciono. Quando mi vedono, e mi vedono tutti i giorni da due settimane, non provano nemmeno a scodinzolare, si limitano a guardarmi con la stessa aria distaccata e snob della padrona. La devozione che hanno per lei è totale, quasi fastidiosa se si considera che sono cinque anni che faccio il dog sitter e, nonostante ciò, ho avuto bisogno della sua assistenza per tutta la prima settimana, o altrimenti le bestie mi avrebbero divorato.

Shennong e Chi Yu, fratello e sorella, a volte quando mi avvicino e li chiamo credo che mi sbraneranno con la calma compostezza della padrona. Invece si fanno mettere il guinzaglio e, dopo un'ora esatta di passeggiata, tirano per tornare a casa. E' quasi come se non gli piacesse la mia compagnia. E ogni volta che vedono la stronza, invece, si sciolgono in un'allegria genuina. L'unica volta che ho visto la stronza sorridere - sul serio, non quelle smorfie che fa per cortesia - l'unica volta che la vedo sorridere è quando ha queste dannate bestie attorno.

Sono fatti l'un per l'altro.