20/02/13

contracts and coffee




Declan appose la sua firma digitale e inoltrò l'accordo prematrimoniale a Derek perché facesse lo stesso. Lui lo ricevette sul suo tech reader e lo firmò con un sospiro rassegnato.

"Il tuo avvocato ha spaventato il mio avvocato" segnalò con leggerezza.
"L'ho assunto appositamente per le doti intimidatorie" si sentì rispondere con ironia.

Lui sorrise elegantemente.

"Sbrigati gli obblighi contrattuali, direi di parlare delle altre questioni relative" propose lei.
"Mi sembra giusto"
"Come ti avevo già accennato, farei la cerimonia a in un'area che ho già selezionato e che penso troverai pittoresca, con il rito tradizionale del pianeta"
"Il rosso ti starà splendidamente"
"Il matrimonio sarà un'occasione per cementificare i rapporti d'affari, aprendo ad elementi esterni ad amici e familiari. Non potendo fare una cosa per soli intimi, direi di fare le cose in grande. Duecento invitati a testa?"
"Se ne ho duecento e uno?"
Lei sollevò un sopracciglio. "Duecento e uno invitati a testa, allora."

"In fondo credo che me ne basteranno duecento"

"Bene. Affiderò l'organizzazione alla Casa di Lòng City, in modo da iniziare a costruire i rapporti anche con loro. Tra i miei invitati figureranno vari membri della Casa di Horyzon, per cui ti suggerirei di avere anche dalla tua parte degli individui di uguale rilievo"
"Li divideremo per colore?"
"Scusami?"
"Potremmo dare un badge rosso ai tuoi e uno blu ai miei, e renderlo il tema del matrimonio. Dividere i tavoli con tovaglie blu e tovaglie rosse, le portate..."
Declan sbuffò un sorriso a metà e scosse appena il capo, rassegnata "Ti stai divertendo?"
"Un po'" confessò lui. Si infilò una mano nella giacca ed estrasse una scatolina di velluto blu, che spinse con due dita sul tavolo fino a mettergliela davanti. Osservò con un certo compiacimento il suo modo di prenderla, aprirla e osservarla con un cipiglio analitico e distaccato.
"E' un bell'anello" dovette concedergli. Il diamante koroleviano brillava al centro in maniera non ostentata, sostenuto da una struttura in oro bianco appena asimmetrica ma sobriamente elegante e dal design moderno.
"Guardami, per favore"
Declan lo guardò.
"Ho una certa età, ho fatto parecchie cose in vita mia. Non ti distoglierò dalle tue cose e non verrò meno agli accordi. Ma vorrei che ti divertissi. - ritrattò - che ci divertissimo"
Declan ci pensò qualche istante. Colse l'anello dalla scatolina di velluto e se lo infilò all'anulare sinistro. Le stava alla perfezione.
"Ho fatto fare delle ricerche su di te - si sfilò l'anello abbastanza rapidamente, riponendolo nella scatolina - immagino che tu ne abbia fatte su di me"
"Immagini bene. Vuoi chiedermi cosa ho trovato?"
Lo guardò sollevando appena il mento, con una fierezza elegante. Derek sorrise in modo storto e sfacciato, rispondendo placidamente.
"So che vai in terapia ogni venerdì sera, puntuale come un orologio, il ché mi ha fatto ben sperare sulla tua costanza negli impegni presi. So della tua gioventù burrascosa, so che i tuoi genitori fecero cancellare i tuoi nomi dai verbali riguardanti un incidente in cui un ragazzo rimase ferito con un colpo d'arma da fuoco e che poco più di dieci anni fa sei stata bandita a vita da Maoyi, seppure i motivi siano piuttosto fumosi."
Lei inspirò a fondo.
"C'è altro che dovrei sapere?"
Finse di rifletterci e poi scosse il capo. "No", mentì. 
"Hai pensato alla casa?" continuò lui, ugualmente sciolto. Prese il boiler e riempì due tazze di acqua bollente, lanciandovi poi all'interno due dadi di caffè istantaneo. Mise nel gesto una certa destrezza.
"Ho fatto il tour virtuale della tua, e ho concluso che dovremmo comprarne un'altra. Ho fatto delle ricerche e ne ho selezionate tre che penso facciano al caso nostro. Ti suggerirei di valutare in particolare la seconda: è fatta in un modo che ci permetterà una perfetta divisione degli spazi, pur tenendo un salone, la cucina e il soggiorno in comune"
"Le guarderò questa sera".

Lui spinse la tazza verso di lei con la massima delicatezza. Lei lo guardò in viso appena interrogativa.

"Non ho detto di volere caffè"
"Ne sei sicura? Mi è sembrato che lo volessi..." rispose lui in modo vago, quasi distratto.

Declan lo osservò ancora in silenzio, per un momento lunghissimo. Si alzò in piedi e prese la scatolina di velluto, riponendola nella borsetta.

"Ci riaggiorneremo questa sera sulla casa - decise con la solita asciuttezza - buona giornata, Derek".
"Buona giornata, Declan".

Se ne andò lasciando il caffè esattamente al suo posto.







06/02/13

music is math

[ Al suo ritorno presso la sede di Capital City, Declan ha acquistato grazie alla Shouye un'opera d'arte di una promettente emergente di Corona di discendenza korolevita. Si tratta di un'installazione su quadro semi-olografico, in movimento, con modalità sonora o muta a scelta. Si trova nel suo ufficio, ai piani alti della Blue Sun ]



01/02/13

for I don't love you and never will


Si era già fatta una doccia, asciugata e vestita. Mentre si sistemava il trucco del giorno prima aveva chiamato miss Postma, avvertendo che si sarebbe presa la mattinata libera, e Rothman, per dirgli di andare a prenderla alle nove e trentatré presso il Xù Hotel di Capital City. Ciò le dava circa trenta minuti per fare colazione e sentire il notiziario delle nove. Nella sala da pranzo della splendida sultan suite arredata in rosso e oro, trovò insieme alla colazione Derek Bark, con gli stessi pantaloni di seta che aveva utilizzato per dormire. Evitò di mostrare il disappunto, ma capì subitaneamente che le avrebbe fatto perdere tempo sulla tabella di marcia che si era figurata.

"Hai dormito bene?". Derek le sorrise versando il tè con poca delicatezza. Era solo uno dei molti movimenti di cui non coglieva minimamente la sfumatura rituale, profanandolo con il pragmatismo un po' becero di chi è cresciuto lavorando nello spietato business delle news e poi dell'imprenditoria. Nonostante ciò, l'intenzione era indubbiamente galante. I mix di elementi contrastanti erano sempre piaciuti a Declan, e indubbiamente le piaceva il mix particolare di Bark.

"Ottimamente, ti ringrazio"
"Quanto zucchero nel tè?"
"Senza"

Le passò la tazza soltanto, ignorando totalmente il piattino, che lei si procurò da sola.

"Il disordine ti infastidisce, non è così?"
"Non è così"

Declan sorrise in modo sfuggente, senza guardarlo. Lui invece rimase ad osservarla per un po', con un sorriso storto tagliato sulle labbra sottili. Qualcosa in lei riusciva a mantenerlo costantemente intrigato e partecipe. Si sedettero entrambi.

"Ho una proposta da farti, e vorrei che mantenessi una mentalità il più possibile aperta a riguardo, lasciandomi parlare prima di rispondere"
"Un'altra nuotata con gli squali?"
"Non è ciò che facciamo entrambi da anni?"

Declan sollevò gli occhi su di lui, attenta.

"Come già sicuramente saprai, sono vedovo da circa dieci anni, e i miei figli sono adulti, con famiglie proprie e lavori indipendenti. Conduco una vita attiva e lavoro intensamente, nonostante a questo punto della mia carriera potrei sedermi e passare le giornate a guardare tutto ciò che ho creato arricchirmi fino all'eccesso."

Declan poggiò cautamente la tazza sul piattino, girandola in modo che il manico si trovasse alla sua destra.

"Nonostante ciò, ammetto che talvolta gradirei avere un diverso tipo di compagnia. Negli ultimi anni ho provato ad instaurare relazioni con tipi vari di donne che alla fine si sono rivelate più interessate al mio patrimonio che alla mia compagnia. Come, in parte, è naturale che sia".

Declan prese un respiro profondo. Accavallò le gambe e spinse il busto appena indietro, con l'improvvisa esigenza di allontanarsi da quella conversazione il più rapidamente possibile.

"Ti vedo spaventata"
"Vorrei che arrivassi al punto, Derek"
"Ti sto proponendo di sposarmi."


Lei alzò gli occhi al cielo per ostentare una certa esasperazione. Si alzò in piedi con una certa fretta e diresse verso la porta d'uscita della stanza. Derek sorrise e le andò dietro, mettendosi sulla sua strada. La bloccò afferrandola delicatamente per le spalle. 


"Non mi hai lasciato finire"
"Non ho tempo da perdere dietro queste cose, Derek"
"Permettimi di spiegarti: non ti sto promettendo amore eterno. Ti sto solo chiedendo di sposarmi"

Quel curioso modo di formulare la questione riagganciò la sua attenzione. Alzò gli occhi chiari su di lui, aspettando.

"Cerco una compagnia, Declan. Qualcuno con cui passare piacevolmente il mio poco tempo libero, che mi accompagni agli eventi ufficiali e che non mi crei i problemi alla lunga inevitabili in un tipo di relazione che il resto del mondo definirebbe funzionale. Nessuno di noi due avrebbe obblighi di fedeltà, ma solo di discrezione."

Declan ci pensò un attimo. La razionalità dell'analisi l'aveva in qualche modo messa di nuovo a proprio agio. Inspirò a fondo.

"E io cosa ne guadagnerei?"
"Un terzo dell'eredità che lascerò, e tutti i miei contatti lavorativi."
"Ti aspetti che lasci il mio lavoro a Capital City?"

Derek rise.

"Declan, mi vuoi dire che non hai già puntato il posto di Gentry?"
"Gentry si dimette da CEO di Lòng City. Io sono CEO di Capital City. Perché dovrei volere il suo posto?"
"Perché è più vicino a Carter. E perché il settanta percento di CEO di Lòng City sono stati poi promossi al Board of Directors presieduto da Carter. Ho una villa splendida a Lòng City. Se non ti piace, posso comprarne una più grande."

Declan scosse piano il capo.

"Ho fatto i miei compiti" le assicurò lui.

Rimasero in silenzio per un po', finché non fu lei ad alzare il capo verso di lui.
"Io non ti amo" chiarì con una certa urgenza.

Derek sollevò le spalle. "Neanche io". 
"Non è una cosa che cambierà col tempo: non ti amerò mai"

"La qual cosa un po' mi ferisce, ma - suonava ironico - I can live with it". 

Si umettò le labbra.

"Ho bisogno di un paio di giorni per pensarci"

"Tutto il tempo che vuoi. E ora... - allargò un braccio verso il tavolo - adorerei la tua compagnia per il resto della colazione".

29/01/13

eternal








« Lei cosa farebbe se avesse qualche anno prima del grande viaggio? Che sfizi vorrebbe togliersi? »


« Non saprei. Non ho mai considerato l'eventualità di morire. » ... « la verità è che, compiuti i diciotto anni, ho sempre vissuto esattamente la vita che volevo vivere. Correndo i miei pericoli, scalando i miei grattacieli. Dove sono è dove devo essere, e allo stesso tempo dove voglio stare. Non c'è posto nel 'Verse che preferirei. »


my brother and my sister don't speak to me / 
but I don't blame them / but I don't blame them

22/01/13

the universe we went through


"Non sei impressionata."

Derek Bark lo constatò con elegante rassegnazione. Osservò Declan sorridere divertita sugli spalti vuoti del più grande stadio del pianeta, guardando in maniera piuttosto distratta il campo di pyramid più in basso su cui si giocava un'amichevole tra Capital Titans e Liu Bei Shooters. Alle undici e mezza di sera. Solo per loro. 

"Per curiosità: come li hai convinti a giocare a quest'ora?"
"Il presidente dei Titans è un mio caro amico. Per gli Shooters... ho promesso di comprarli". L'uomo sospirò e si sedette compostamente sul sedile, mentre Declan rimase ancora un po' con i gomiti poggiati sulla balaustra. Indossava uno splendido cappotto nero che le lasciava scoperte le gambe dalle ginocchia in giù, e gli occhi chiari erano resi più intensi da un cenno di trucco più scuro. Si prese qualche istante per osservarla, contando alla rovescia i vari appuntamenti che le aveva strappato fino a quel momento. Prima dello stadio c'era stato l'acquario dove si erano fatti calare in una vasca di squali, protetti da una gabbia in titanio inossidabile. C'era stata prima ancora la serata in cui corruppe abbastanza persone da riuscire a portarla a vedere, a museo chiuso, la migliore fatica del più celebre pittore della pre-colonizzazione: "L'Universo che attraversammo" di Peter Goeble. Le era sembrato di vedere in lei un certo gusto nello sfiorare con le dita la tela nuda, ma nient'altro. Al vero e proprio primo appuntamento, l'aveva portata piuttosto ingenuamente sulla sua barca di quarantasei metri, a fare una romantica cena al largo di Capital City. Aveva scoperto solo più tardi come, nell'allontanarsi dalla costa, lei avesse speso due abbondanti minuti a calcolare tramite il c-pad le coordinate esatte del loro spostamento per poi comunicarle al suo autista. 

"Pazienza: avrei comunque dovuto comprare una squadra di pyramid, prima o poi. E' una delle poche stravaganze da milionario che mi manca" la prese con filosofia. 
"Hai già in mente dove andare la prossima volta?"
"Chi ti ha detto che ci sarà una prossima volta?"

Declan rise senza guardarlo neanche. Andò a sedersi accanto a lui, accavallò le gambe ed estrasse dal cappotto il portasigarette d'argento koroleviano. Se ne prese una e una la offrì a lui. Le accesero con lo stesso zippo. Profumavano di mentolo in maniera delicata, diventando più piacevolmente brucianti nella gola. Lei continuò a guardare con poco interesse la partita, seppur qualcosa negli occhi suggerisse una certa soddisfazione. Derek rimase a guardarla con una certa ostinazione.

"Dovrei riflettere più attentamente sul perché ti lasci importunare da un vecchio come me"
"Deve essere la posizione sociale di rilievo"
"E i soldi"
"Chiaramente, anche i soldi"
"E sono un vecchio tutto sommato ben mantenuto"

Declan voltò il capo e lo passò in esame dalla testa ai piedi, valutando. Dei sessantadue anni che aveva, ne dimostrava qualcuno in meno. Il tempo lo aveva stempiato in maniera ordinata, lasciandogli una fronte molto alta e dei capelli ingrigiti. Le spalle larghe e il fisico slanciato facevano intuire una gioventù passata a praticare il nuoto agonistico, mentre le rughe davano al viso un aspetto solido. In effetti ogni cosa in lui riusciva a dare una sensazione di fermezza, pur senza renderlo duro. Aveva la scioltezza tipica di chi tratta il denaro come un piacevole effetto collaterale del proprio lavoro, senza darsene mai troppa pena. Declan cercava ancora di stabilire se fosse veramente così o se si trattasse soltanto di una posa ben studiata. 

"Dicono che la tua CCN stia per mandare un'inchiesta terremoto sulla Column Electronics"
"Dicono?"
"E' così?"
"Ecco cosa mi era sfuggito: le informazioni..."

Sorrise sfacciato. Era abituato a schivare quel tipo di domande da tempo immemore. Del resto non crei il primo monopolio mediatico del Core senza che qualcuno, presto o tardi, ti chieda qualche piccola anteprima sulle cortex news del giorno dopo. Aveva iniziato dall'informazione: venticinque anni prima Derek Bark era l'anchorman del primo programma cortex di Horyzon. Finché una lite con la produzione l'aveva obbligato a lasciare lo studio e contarsi i soldi in tasca. A quel punto aveva due possibilità: mettere tutto in banca e cercarsi un altro lavoro, oppure investirli. Decise di investirli in attrezzature di holoripresa e in un paio di satelliti in grado di trasmettere a Horyzon, Xinhion e New London. Propose un format innovativo che attrasse numerosi giovani. Iniziarono a lavorare per lui gratis, solo per far parte di ciò che stava costruendo. Il primo giorno di trasmissione fu un fallimento. Il secondo andò meglio. Dopo due mesi di alti e bassi, una docu-inchiesta sulle condizioni di vita su Meili portò un boom di ascolti che accese l'attenzione degli investitori. Nel giro di dieci anni il canale si espanse fino ad acquisire sempre più reti minori, diversificando la sua offerta. Divenne la Central Cortex News. Agli albori 2505 i suoi redattori furono i primi a caldeggiare pubblicamente un intervento armato contro i pianeti del rim che si opponevano all'inevitabile avanzata alleata. La rete cortex venne invasa nel giro di pochi mesi da documentari sui modi barbari e incivili di vivere nel rim, mentre i programmi giornalistici di approfondimento presero a spiegare con logica schiacciante i motivi per cui i rimmer costituivano un pericolo per il quieto vivere del 'Verse intero. Quando nel 2506 scoppiò la guerra, la CCN fu l'unica corporation mediatica a vedersi quasi raddoppiare i finanziamenti statali, mentre il resto dell'informazione e dello spettacolo vedeva bruschi tagli a vantaggio delle spese militari. E mentre il resto del Core si accontentava di pubblicare i bollettini militari giunti dal fronte, la CCN diventò pressoché l'unica ad inviare i suoi giornalisti nelle zone di guerra. Triplicarono lo share, i prezzi delle pubblicità salirono del centotrenta percento. Mentre milioni di soldati morivano al fronte, Derek Bark (che era stato ai suoi tempi uno studente scarso con un voto di laurea mediocre) veniva invitato nelle Università a parlare di news-managing ed etica giornalistica. Finita la guerra, si era ritrovato nelle mani un impero, incorniciato da un'estrema liquidità.


Che amava chiaramente scialacquare.


"Che ne dici di un giro in elicottero sulla città?" propose vago, sedendosi più comodo sul sedile.
"L'ho fatto due settimane fa"

Derek sospirò. Allungò un braccio sullo schienale del sedile di lei, senza per questo toccarle la schiena. Sembravano entrambi rilassati, privi di ingessature. Lei appena più sostenuta, nella maniera che hanno alcune donne per comunicare una certa severità d'intenti. Eppure aveva quel sorriso velato negli occhi. Lui era un uomo abbastanza navigato da riuscire a capire quando le sue attenzioni erano apprezzate, e gli sembrava che Declan Khan non rifiutasse le attenzioni di nessuno. Era al centro del suo mondo e, per qualche motivo, doveva essere profondamente convinta di essere anche al centro del mondo di tutti gli altri.

"C'è qualche città che ti piacerebbe vedere? Qualche megalopoli che ti manca?"
"Ho vissuto in quasi tutte le capitali del Core"
"Quali?"

Lei sollevò appena il mento, osservando senza apparire particolarmente avvinta uno splendido assist, più giù, sul campo.

"Sono nata a Lòng City e ho vissuto a Jutòu fino ai quattordici anni. Ci siamo poi trasferiti su Berishan, ad Afghana. Sono andata a studiare a New London, ho fatto l'internship a Manhattan e sono stata assunta di nuovo a Xinhion. Sono stata trasferita a Capital City per qualche mese, poi assegnata ad un progetto a Sadrany, quindi di nuovo a Capital City. D'estate usavamo andare a Corona, e i miei genitori vivono attualmente a Gandhi."
"Come sono?"
"I miei genitori?"
"Sì."
"Ordinari."

Derek si chiese cosa intendesse Declan Khan per ordinario.

"Lo sono anche io?" impavido. Sorrise anche Declan, ma non rispose alla domanda.

"Sai, potresti semplicemente chiedermi cosa mi piacerebbe fare" osservò, inoppugnabile.

Lui la guardò ancora un po'.

"No. Prima o poi lo troverò" disse senza impazienza. Si accese un'altra sigaretta e tornò a guardare la partita.




"The Universe We Went Through", by Peter Goeble



16/01/13

one year older


Registrazione messaggi vocali.
Segreteria di miss Declan Khan.
Giorno quindici gennaio duemilacinquecentoquindici.
Si prega di lasciare un messaggio dopo il bip.

Bip.

ore 13.43
Pronto, Declan? Sono Louise. Tua madre, ricordi? So che non richiami perché ce l'hai ancora con noi, ma Declan, è passato quasi un anno ormai. Ci sono molte cose di cui vorrei parlarti, e di cui non posso dirti con una cortex wave. Alcuni nostri conoscenti sono morti nell'attentato al Country Club a Saint Andrew, lo sai? Tua sorella non si fa vedere da mesi, e manda solo ogni tanto messaggi sintetici per comunicare che è ancora viva, senza farci sapere dove si trovi o cosa stia facendo. Tua cugina, Jordan, è stata promossa a capitano, ed è il più giovane comandante di vascello donna che la sesta flotta abbia mai nominato. Stiamo costruendo una piscina. Tuo padre è... cupo, e non è più lo stesso da quando ha litigato con te. Non mi ha mai detto che vi siate detti quando è venuto a trovarti, ma non credo che ormai importi di nuovo. Si era un po' illuminato quando Dylan ha ripreso a frequentarlo, ma so che di recente ha avuto una discussione anche con lui, non so bene a che proposito. Mi farebbe piacere se riuscissi a venirci a visitare. Quando vuoi, come sempre. Per favore, richiamami.

ore 14.20
Miss Khan, buon pomeriggio, mi scuso per il disturbo. Mi chiamo Elliot Liebermann Sacks, sono un redattore per Channel Four. Mi sto occupando di un approfondimento scientifico sulle ricerche sulle Intelligenze Artificiali, e mi è giunta voce all'università che la Blue Sun potrebbe avere notizie interessanti da comunicare al pubblico. Mi è stato fatto capire che si è occupata di A.I. già in passato, e sarei davvero felice se potesse concedermi un'intervista, anche non più di un'ora del suo tempo. Attendo notizie dalla sua segretaria, sono disponibile tutta la settimana e posso raggiungerla ovunque su Horyzon. Buon pomeriggio.

ore 15.03
Miss Khan, è la segreteria di mister Jonathan Carter. Come le avevamo anticipato l'appuntamento per la holo-conferenza di tutti i CEO Blue Sun è fissato per giovedì alle ore sette e trenta di mattina, orario di Capital City. Le verrà inoltrato l'ordine del giorno e il modello per la relazione trimestrale delle attività e dei guadagni. Le auguro buona serata.

ore 15.30
Lane, sono Jamie. Senti, ho parlato con tuo padre, e davvero posso garantirti che non sapevo niente del testamento. Mi spiace per la situazione in cui ti sei trovata. Ad ogni modo, ho parlato a lungo con lui e penso che io e te dovremmo vederci e discuterne da adulti. Richiamami.

ore 16.21
Salve, chiamo miss Declan Khan dal Summit Medical Center di Siskiyou, su Horyzon. E' registrata come contatto di emergenza di sua sorella, Nadja Khan. Miss Khan ha ingerito un'eccessiva dose di sonniferi, ieri sera, e ha rischiato di entrare in coma: fortunatamente la donna delle pulizie dell'hotel in cui si trovava l'ha trovata. Adesso è presso il nostro ospedale. E' stata sottoposta ad una lavanda gastrica, ma vorremmo parlare della sua situazione medica con un parente. La prego di richiamarci non appena riceverà il messaggio.

ore 16.35
Miss Khan, la Foster Enterprises si è detta interessata all'acquisto di alcuni spazi pubblicitari lungo la pista della Sky Race, ma l'amministratore delegato richiede di parlarne direttamente con lei. Ha dato la sua disponibilità per domani, ora del tè, presso il Tea Jiuba su Carpathia Square. Mi faccia sapere se devo prendere l'appuntamento.

ore 17.05
Buon pomeriggio, sono il dottor Li. Ho messo nei nostri database le varie valutazioni su tutti i concorrenti che ho avuto modo di visitare fino ad ora. Direi che non ci sono grossi problemi, se non per un mister... uhm, attenda un secondo, dove... eccolo, mister Jason Carr, un chiaro pazzo suicida che ho già segnalato alle autorità come potenzialmente pericoloso. Arrivederla a presto.

ore 18.30
Miss Khan, chiamo di nuovo dal Summit Medical Center di Siskiyou, su Horyzon. Non so se ha ricevuto il nostro precedente messaggio, ma sua sorella Nadja Khan è ricoverata presso il nostro ospedale dopo quello che crediamo esser stato un tentativo di suicidio. La prego di richiamarmi.

ore 18.40
Miss Khan, buonasera, sono il dottor Harberg. Sono veramente mortificato, ma temo di dover cancellare la seduta che avevamo in programma per venerdì sera, sono sorti alcuni problemi personali e... ma se desidera potremmo anticiparla a domani sera, verso diciamo le otto, oppure possiamo metterci d'accordo per la prossima settimana. Mi faccia sapere, e le chiedo ancora scusa. Buona serata.

ore 18.45
Buonasera miss Khan, sono Adeline Gallher, la chiamo dalla casa d'aste Christie's. Vorremmo sapere se sarebbe per lei un problema posticipare la consegna dello shuttle a dopodomani mattina, invece che domani: la compagnia di trasporti a cui ci rivolgiamo sta sperimentando alcune difficoltà di natura tecnica purtroppo insuperabili nel giro di dodici ore. Aspetto una sua gentile risposta, e mi scuso per il disturbo.

ore 20.00
Salve, miss Khan. Le volevo chiedere se per il concerto dell'orchestra sinfonica di Capital City preferisce questo sabato sera o il prossimo, glieli sto prenotando come richiesto. A risentirci, buona serata.

ore 21.01
Declan, buonasera. Sono Derek Bark. Ho la presunzione di pensare che si ricordi di me: ci siamo conosciuti a quello caratteristico locale jazz, ho chiesto il suo numero al nostro amico comune, Daniel Chay. Spero non la consideri un'invadenza da parte mia, ma volevo dirle che mi ha fatto onestamente piacere parlare con lei, e che non mi dispiacerebbe replicare. Sabato sera, diciamo? Ho prenotato in un posto che credo potrebbe piacerle. Attendo una sua conferma.

ore 21.12
Declan, sono sempre mamma. Alla fine mi sono dimenticata di dirti l'unica cosa per cui avevo chiamato: tanti auguri, tesoro.

13/01/13

you think I'm a freak



7 Maggio 2492, Jutòu, Xinhion.

Declan Khan era una bambina di undici anni con la pelle chiara e i capelli rossi tagliati in un caschetto ordinato. A braccia conserte e con lo sguardo assente, attendeva che suo padre uscisse dall'ufficio del preside. Passava gli occhi distrattamente sulla finestra da cui si intravede un prato ordinato, l'erba geneticamente modificata per non crescere mai più di quattro centimetri, seppure l'amministrazione avesse votato a favore dell'acquisto di un tosaerba automatico che la teneva rigorosamente all'altezza di tre virgola cinque centimetri. Il verde erba - un verde erba così erba che neanche l'erba cresciuta spontanea in natura aveva mai avuto quel colore - era incorniciato dal candore maestoso del marmo. La sua scuola era così, di una bellezza artificiale e sofisticata. Un po' come le famiglie dei ragazzi iscritti.

Alban Khan, un metro e novantuno e i capelli ancora neri, uscì dall'ufficio con un'espressione scura e severa incastrata negli occhi. Declan lo seguì in macchina senza dar segno di provare molto interesse per il motivo di quell'umore, e quando entrò nell'abitacolo lo fece sedendosi al posto del passeggero, proprio accanto al guidatore. Iniziarono a parlare solo dopo il settimo chilometro.

"Sono fuori di me, Declan. - esordì piano. Tendeva ad abbassare la voce quando era (appunto) fuori di sé - non ho idea da chi tu possa aver ripreso questo atteggiamento, né chi possa avertelo insegnato."

Declan non parve ferita. Assente, si era poggiata con la tempia contro il finestrino e osservava il paesaggio urbano che scorreva ai lati della macchina, intenta a occupare il tempo contando i pedoni. Novantaquattro. Novantacinque. Non esisteva un angolo di Jutòu che non fosse stracolmo di gente.

"Ciò che hai fatto non ha giustificazioni. Questa tua compagna di classe, Ashanti..."
"Ashani"
"Ashani. I suoi genitori vogliono farti espellere, lo sai? Ti rendi conto di quanto sia grave? Ti rendi conto di ciò che hai fatto?"
"Io non ho fatto niente"
"Non mentirmi!"

Si mise una ciocca di capelli dietro l'orecchio e sospirò.

"Perché ce l'hai tanto con lei? Santo cielo, Declan: le falsità, la vernice nello shampoo, gli animali morti nell'armadietto..." gli si tagliò la voce nella gola: anche solo a pensarci sentiva il petto stringersi in una morsa.
"Non hanno prove"
"Tutte le ragazzine hanno detto che le hai istigate tu. Che... per dio!"

Alban Khan imprecava con un tale trasporto di rado. La macchina ebbe uno sbalzo lieve di lato, tornando subito in carreggiata. Lui scosse il capo e iniziò la manovra per accostare. A macchina ferma e con un po' di calma recuperata tornò a voltarsi verso la giovanissima figlia.


"Insomma... che ti ha fatto?"


Declan sembrò riluttante. Per un attimo.


"Faccio quello che mi dite voi"


Alban sbatté le palpebre per un attimo senza parole. "Quello che ti diciamo noi?"

"Due anni fa: Declan non fa amicizia, Declan non cerca la compagnia dei suoi coetanei, Declan ha bisogno di socializzare. Stiamo studiando le guerre, a storia. Sai cosa mette insieme i pianeti? I nemici comuni. Prendi un nemico, gli altri si stringono attorno a te contro il nemico comune. Perché devo diventare io come gli altri? Perché gli altri non possono diventare come me?" 

Mentre parlava incassava sempre di più la testa tra le spalle. Aveva le spalle tese, le sopracciglia vicine, gli occhi inquieti di quando si sentiva inadatta. Alban aveva imparato a riconoscere i segni di una crisi prima che scoppiasse. Sospirò a fondo per essere calmo e trasmettere calma. Riportò alla memoria il libro che lo psicologo infantile aveva dato da leggere un anno prima a lui e a sua moglie. Che diceva?

"Declan, noi ti vogliamo bene a pre..."
"A prescindere di tutto. L'ho letto anche io, il concetto chiave nel libro. Pensate che sia strana, che sia un freak. Ma è perché non guardate attentamente. Basta far credere alla gente che sai ciò che stai facendo, e quella ti segue senza batter ciglio. Tutti hanno fatto qualcosa. Il lassativo nel cibo, la vernice nello shampoo, la rana vivisezionata nell'armadietto... io non ho toccato niente. Non ho fatto niente. Vuoi che io diventi come gli altri, perché pensi sia un freak. Guarda adesso: sono tutti come me, sono tutti freak. E' bastato fargli credere che fosse normale."

Non era prima volta che la sua lucidità di vedute lo sorprendeva. Pensò a come articolare una risposta. Ma in realtà non c'era una vera domanda a cui rispondere.

"Noi non pensiamo che tu sia un freak..."
"Non mentirmi!" gli fece eco lei.
"Declan, ascoltami..."
"Non mentirmi!"

Si può dire che Alban Khan non fosse un uomo affettivamente reattivo. Non aveva mai gestito da solo una di quelle crisi e, diciamolo, non era neanche tanto bravo ad evitare che accadessero. Tese le mani verso la ragazzina tentando di afferrarle le braccia, ma ricevette di rimando una scrollata brusca e un grido sorso, continuo, animale. L'ira, tra le proto-emozioni, è forse la più intensa e la più semplice. La vide prendere il possesso di sua figlia, farle battere sul finestrino e farle lanciare il suo zaino contro il parabrezza. La vide prendere a calci il cruscotto e diventare della stessa tonalità dei capelli, e agitarsi in una convulsione irrazionale e disperata, e incontrollabile, e sconvolge, e lui rimase sconvolto e stupefatto dall'idea che un corpo così piccolo potesse contenere tanta voce e tanta rabbia. Non disse niente. La lasciò sfogare per una quantità di tempo indefinita, lunghissima, colmo di orrore. 

Si sentì il cuore in gola. Era una sensazione di cui non si sarebbe mai più liberato.