21/03/13

ordinary day


Derek bussò con delicatezza alla porta, poi entrò spingendola con la spalla mentre teneva in equilibro, su un vassoio, due tazze di fine porcellana coperte, sui rispettivi piattini.

Declan guardò oltre l'holo-proiezione centrale al suo ampio studio vuoto, raffigurante i progetti tridimensionali di una classe Hephaestus. Lavorava a una versione ridotta, in grado di esternalizzare più funzioni possibili. Si tolse gli occhiali e li poggiò sul tavolino, osservando suo marito incuriosita.

"Acqua di sorgente proveniente da Greenfield, lasciata riposare un'ora" iniziò l'uomo. Erano le cinque del pomeriggio di Domenica, e indossava gli abiti del polo. Lei aveva deciso di rispettare il giorno di riposo e rimanere a casa, dove poteva lavorare con tranquillità. Pendragon, il grande felino dal mantello violaceo, riposava ai piedi di uno dei divani.

"Portata all'ebollizione - continuò Derek - lasciata poi scendere a novanta gradi. Un cucchiaino di tè colmo per ogni dieci decilitri"
"L'hai fatto fare alla servitù?" chiese lei posata, ironica.
"Esclusivamente con le mie mani. Rimarrai sorpresa" sorrise, poggiò il vassoio sul tavolino e si accomodò tirandosi di poco su i pantaloni. Trovò sul bracciolo il telecomando del proiettore holografico. "Posso?", chiese cordialmente. Declan acconsentì e lui richiamò la proiezione a una serie di opere d'arte disposte in fila.

"Trovo quantomeno ingiusto che mi abbia lasciato il compito di scegliere il resto dell'arredamento" protestò lui pacatamente. 
"Ti ho fatto selezionare un pool di quindici opere da un mio scout di fiducia. Speravo nella tua sensibilità artistica"
"Pressoché nulla, lo sai bene"
"Appunto ho incaricato uno scout". Lei si chinò in avanti e prese una delle due tazze di tè. Tolse il coperchio e lo poggiò, sollevandola tramite il piattino. Ne sentì l'odore, ne prese un sorso, in piedi. Sembrava in effetti ottimamente preparato. "Ho bisogno di prendere in prestito Moore, domani"
"Rothman non si sente bene?"
"E' morto suo padre, gli ho dato due settimane libere per tornare a Meili. Domani faccio i colloqui per il sostituto, ma almeno la mattina mi servirà un autista"
Derek sollevò pensoso gli occhi al cielo. Inguaribilmente ineducato, aveva preso la tazza di tè per il manico, lasciando il piattino sul vassoio. "Serve anche a me, nella mattina. Possiamo accompagnarti al lavoro, però."
"Meraviglioso - accordò la donna - ho una riunione, dovrei riuscire a presentarti Alexander Fay, come mi avevi chiesto - sorrise impercettibilmente - è il mio più diretto concorrente per la promozione al CdA"
Derek annuì moderatamente, quasi distratto: "le sue dichiarazioni sul fallimento della Azaren Inc. sono l'ultima cosa che ci manca per fare uscire l'inchiesta - fece un ultimo sorso al tè, senza assaporarlo - vuoi venire con me al funerale di Aidan Ren?" il tono si era fatto appena più grave.
Declan corrugò delicatamente la fronte: "lo conoscevi?"
"Ho un discreto rapporto di amicizia con suo padre"
"Con Callum Ren?"
"Sì"
Declan ci pensò. "No, non voglio che leghi la mia immagine alla sfortunata dipartita del figlio. Preferirei farmi vedere con lui quando dovrò far credere a Carter che la Ren Technologies mi stia corteggiando". Finì il tè. Quando alzò lo sguardo sul marito, lo trovò particolarmente crucciato.
"Ni hài hao ma?" chiese perplessa.
"Mh. Sì, certo - confermò lui in inglese - sto benissimo - sospirò e si rimise in piedi - vado a farmi una doccia. Ti prego, traimi dalla sofferenza di dover scegliere i quadri" la implorò con garbo.
Declan annuì lievemente e lo lasciò andare via. 

06/03/13

the day every girl dreams of


Era un matrimonio meraviglioso.

Nadja si era ripresa qualche settimana prima e, una volta tanto, si era presentata ad un evento familiare senza un accompagnatore. L'invito scientemente privato del "più uno" aveva fatto la sua parte. In quel momento ballava ridendo con un cugino di secondo grado da parte materna. Dopo il tentato suicidio (ma nessuno osava chiamarlo col suo nome, in famiglia) e il conseguente aborto spontaneo aveva ripreso colore piuttosto rapidamente, seppure apparisse più ossuta dei suoi momenti migliori.

Anche Louise e Alban Khan avevano ballato per un po', almeno finché lui non l'aveva lasciata ad un amico di famiglia. Era tornato al suo tavolo e, fedele al suo carattere burbero e all'umore complicato, era rimasto lì da solo, a scrivere messaggi al suo c-pad come se si stesse occupando di qualcosa di nettamente più importante del matrimonio di sua figlia.

Sua figlia - in un qipao rosso cucito su misura da un'alta sartoria locale e fresca come quando, ore prima, si era celebrata la cerimonia - lo raggiunse con due tazzine di ceramica bianca, piene di baijiu caldo e trasparente. Con un sorriso delicato ne pose una di fronte a suo padre, andandosi a sedere con lui con movimento leggero. 

Declan Khan e suo padre non si parlavano da mesi. La luce dei maestosi lampadari di cristallo intiepidiva il colore azzurro dei loro sguardi affilati e identici. Fu lei a fare il primo sorso di baijiu.

"Sono felice che tu abbia deciso di venire, alla fine."
"Ciò non cambia nulla tra noi"
"Ci dà quantomeno la possibilità di parlare"
"Non c'è niente di cui parlare"
"Io credo di sì".

Parlavano in cinese: per quanto avessero cresciuto le due figlie come bilingue perfette, nelle interazioni domestiche i Khan avevano sempre preferito la lingua di Xinhion all'inglese di New London, considerato spesso troppo impersonale, linguisticamente povero e, a ben vedere, troppo semplice.

"Non posso dirmi certo lieta delle modifiche al tuo testamento. Per qualche tempo ho pensato che la cancellazione del mio nome in favore di quello di Jamie fosse una scelta dettata dal sessismo, poi dalla pietà nei suoi confronti. Più maneggiabile dell'essere disconosciuta come tua figlia, immagino. Ti ringrazio tuttavia per la discrezione adoperata". Suonava calma e leggera.
"Se c'è una cosa che speravo di averti insegnato, Declan, è che nella vita ogni cosa deve essere guadagnata. Anche l'appartenenza a questa famiglia. Soprattutto l'appartenenza a questa famiglia."
Declan sorrise e scosse piano il capo.
"Non faccio che studiare e lavorare da quando sono nata. Non ho mai ottenuto meno dei migliori risultati possibili."
"Dovrei esserne impressionato? Il lavoro intellettuale è facile, per te. Piacevole. L'hai sempre fatto sempre e solo per te stessa. Non ti richiede impegno, non ti richiede fatica."
"E cosa pensi dovrei fare?"
"Rispondere alle chiamate di tua madre, per iniziare. Avere rispetto per ciò che questa famiglia ha costruito e rappresenta da decenni. - assottigliò lo sguardo su di lei. - accogliere tua sorella quando si presenta alla tua porta disperata. O pensavi che non saremmo mai venuti a saperlo?"
Lei distolse lo sguardo, lo indirizzò verso la pista da ballo e sorrise ad un paio di conoscenti sulla linea diretta dei suoi occhi.
"Puoi tenerti la tua eredità, Alban. I soldi, le case, i libri. Tutto ciò che possiedo è mio di diritto. Sono il CEO della sede di Lòng City. Ho appena sposato uno degli uomini più potenti del sistema, e nel giro di sedici mesi sarò eletta alla Board of Directors della Blue Sun. Ho tutto e presto avrò di più. Non voglio niente da te. Solo l'orologio". 

Alban abbassò lo sguardo sul proprio polso sinistro. L'orologio da solo valeva come la sua intera casa. Suo padre l'aveva dato a lui, e suo nonno l'aveva dato a suo padre, e così a ritroso, fino alla prima colonizzazione. Non vi era oggetto al mondo a cui tenesse di più.

"Che tu lo apprezzi o meno, ho spesso tirato Nadja fuori dai guai in cui ama cacciarsi, Alban. Video amatoriali pornografici, taccheggio, fidanzati violenti, debiti, tendenze autolesioniste e suicide."
"Neanche il tuo passato è esemplare, Declan"
"Ma me ne sono sempre occupata da sola, ho fatto attenzione a non lasciarmi nulla dietro. E diciamolo: sono fatta di tutta un'altra pasta. Come pensi che la prenderebbe, lei? - ruotò di poco il capo, allargando l'attenzione alla sorella minore che applaudiva divertita il quartetto d'archi - magari è l'ultima spinta di cui ha bisogno".

La guardò estraneo, col cuore che gli diventava gelido. Chiuse e riaprì le labbra varie volte, ma non gli vennero le parole. Non pensò neanche per un momento che stesse bluffando. Si tolse l'orologio e glielo consegnò.

Lei sorrise. Capovolse la cassa e ne lesse le poche parole in hindi. Diceva: "Gajrup Muthu Khan". L'iniziatore della fortunata stirpe.

"E' il miglior regalo che potessi farmi, papà" disse sorridendo. Si alzò e gli poggiò un affettuoso bacio sulla guancia, a beneficio dei fotografi. Poi andò a ballare con lo sposo.


* * *

Il giorno dopo i novelli sposi presero finalmente possesso della casa. La sera stessa, Derek sedeva già di fronte allo scenografico camino con un maglione poggiato sulle spalle e il tech-reader nelle mani. Leggeva un complicato e avvincente romanzo, ma lo poggiò sul tavolino quando Declan entrò nella stanza.

"Ospiti esemplari - aprì la conversazione - quel tenente dell'ottava flotta appariva un po' cupo, tuttavia"
"Non credo sia abituato a questo tipo di eventi. E' stato promosso a comandante, ad ogni modo"
"Oh, avevi indubbiamente invitati più pittoreschi. - rifletté ad alta voce - la giovane ragazza del rim... Molly Cox?"
Declan sorrise: "temo che costringerla alla presenza sia stata una tortura: mi è sembrava confusa anche sulle posate da utilizzare per ogni portata. Hai avuto modo di parlare da solo con Lars Wolfwood, alla fine?"
"No, purtroppo no, ma credo che per quel progetto consulterò la Shouye di Lòng City"
"Mi sembra una buona scelta: non vogliamo indisporli da subito"
"Siete molto amici?"
"Io e Wolfwood? - chiese lei sistemandosi sulle gambe accavallate il proprio tech-reader - non direi, no. E' un ottimo conversatore, però, e una splendida compagnia. Molto sensibile alle arti e un meraviglioso pianista."
"Temo di essere leggermente carente in materia"
"A dir poco. La tua competenza artistica è paragonabile a quella di una scimmia con un pennello" disse con delicatezza.
"Lo ammetto - confessò rassegnato il marito. - ti ho fatto del tè".

Declan alzò gli occhi dal tech reader al tavolino. Un bicchiere di cristallo pieno di tè fumante era fermo sul tavolino. Sbatté le palpebre due volte di seguito.

"Avevamo finito le tazze?"
"No, ma in un bicchiere ne entra di più - rispose lui con nonchalanche - l'ho già zuccherato"
Declan alzò gli occhi al cielo: "il tè non va dolcificato. Copre il suo sapore naturale"
"Ma non ha nessun sapore naturale"
"Non lo avrà mai se continui a fumare due pacchetti di Ganesha Commercial al giorno"
"Mi tengo vicino al popolo"
"Non posso credere che nessuno ti abbia mai insegnato come si serve il tè"
"Devo travasarlo in uno dei servizi di ceramica che ci hanno regalato?"
"No. Non ne volevo, comunque" rispose lei con sicurezza. Derek rilassò il busto e allargò le braccia sullo schienale del divano.
"You know you're a control freak, right?" le passò distrattamente la punta delle dita sulla schiena.
"Ci farai l'abitudine - gli assicurò divertita. Scorse le dita sul tech-reader aprendo il calendario - direi di sistemare la prossima settimana: mi sarà necessaria la tua presenza la mattina di mercoledì e venerdì sera."
"Prendo l'agenda e sono subito da te". 



20/02/13

contracts and coffee




Declan appose la sua firma digitale e inoltrò l'accordo prematrimoniale a Derek perché facesse lo stesso. Lui lo ricevette sul suo tech reader e lo firmò con un sospiro rassegnato.

"Il tuo avvocato ha spaventato il mio avvocato" segnalò con leggerezza.
"L'ho assunto appositamente per le doti intimidatorie" si sentì rispondere con ironia.

Lui sorrise elegantemente.

"Sbrigati gli obblighi contrattuali, direi di parlare delle altre questioni relative" propose lei.
"Mi sembra giusto"
"Come ti avevo già accennato, farei la cerimonia a in un'area che ho già selezionato e che penso troverai pittoresca, con il rito tradizionale del pianeta"
"Il rosso ti starà splendidamente"
"Il matrimonio sarà un'occasione per cementificare i rapporti d'affari, aprendo ad elementi esterni ad amici e familiari. Non potendo fare una cosa per soli intimi, direi di fare le cose in grande. Duecento invitati a testa?"
"Se ne ho duecento e uno?"
Lei sollevò un sopracciglio. "Duecento e uno invitati a testa, allora."

"In fondo credo che me ne basteranno duecento"

"Bene. Affiderò l'organizzazione alla Casa di Lòng City, in modo da iniziare a costruire i rapporti anche con loro. Tra i miei invitati figureranno vari membri della Casa di Horyzon, per cui ti suggerirei di avere anche dalla tua parte degli individui di uguale rilievo"
"Li divideremo per colore?"
"Scusami?"
"Potremmo dare un badge rosso ai tuoi e uno blu ai miei, e renderlo il tema del matrimonio. Dividere i tavoli con tovaglie blu e tovaglie rosse, le portate..."
Declan sbuffò un sorriso a metà e scosse appena il capo, rassegnata "Ti stai divertendo?"
"Un po'" confessò lui. Si infilò una mano nella giacca ed estrasse una scatolina di velluto blu, che spinse con due dita sul tavolo fino a mettergliela davanti. Osservò con un certo compiacimento il suo modo di prenderla, aprirla e osservarla con un cipiglio analitico e distaccato.
"E' un bell'anello" dovette concedergli. Il diamante koroleviano brillava al centro in maniera non ostentata, sostenuto da una struttura in oro bianco appena asimmetrica ma sobriamente elegante e dal design moderno.
"Guardami, per favore"
Declan lo guardò.
"Ho una certa età, ho fatto parecchie cose in vita mia. Non ti distoglierò dalle tue cose e non verrò meno agli accordi. Ma vorrei che ti divertissi. - ritrattò - che ci divertissimo"
Declan ci pensò qualche istante. Colse l'anello dalla scatolina di velluto e se lo infilò all'anulare sinistro. Le stava alla perfezione.
"Ho fatto fare delle ricerche su di te - si sfilò l'anello abbastanza rapidamente, riponendolo nella scatolina - immagino che tu ne abbia fatte su di me"
"Immagini bene. Vuoi chiedermi cosa ho trovato?"
Lo guardò sollevando appena il mento, con una fierezza elegante. Derek sorrise in modo storto e sfacciato, rispondendo placidamente.
"So che vai in terapia ogni venerdì sera, puntuale come un orologio, il ché mi ha fatto ben sperare sulla tua costanza negli impegni presi. So della tua gioventù burrascosa, so che i tuoi genitori fecero cancellare i tuoi nomi dai verbali riguardanti un incidente in cui un ragazzo rimase ferito con un colpo d'arma da fuoco e che poco più di dieci anni fa sei stata bandita a vita da Maoyi, seppure i motivi siano piuttosto fumosi."
Lei inspirò a fondo.
"C'è altro che dovrei sapere?"
Finse di rifletterci e poi scosse il capo. "No", mentì. 
"Hai pensato alla casa?" continuò lui, ugualmente sciolto. Prese il boiler e riempì due tazze di acqua bollente, lanciandovi poi all'interno due dadi di caffè istantaneo. Mise nel gesto una certa destrezza.
"Ho fatto il tour virtuale della tua, e ho concluso che dovremmo comprarne un'altra. Ho fatto delle ricerche e ne ho selezionate tre che penso facciano al caso nostro. Ti suggerirei di valutare in particolare la seconda: è fatta in un modo che ci permetterà una perfetta divisione degli spazi, pur tenendo un salone, la cucina e il soggiorno in comune"
"Le guarderò questa sera".

Lui spinse la tazza verso di lei con la massima delicatezza. Lei lo guardò in viso appena interrogativa.

"Non ho detto di volere caffè"
"Ne sei sicura? Mi è sembrato che lo volessi..." rispose lui in modo vago, quasi distratto.

Declan lo osservò ancora in silenzio, per un momento lunghissimo. Si alzò in piedi e prese la scatolina di velluto, riponendola nella borsetta.

"Ci riaggiorneremo questa sera sulla casa - decise con la solita asciuttezza - buona giornata, Derek".
"Buona giornata, Declan".

Se ne andò lasciando il caffè esattamente al suo posto.







06/02/13

music is math

[ Al suo ritorno presso la sede di Capital City, Declan ha acquistato grazie alla Shouye un'opera d'arte di una promettente emergente di Corona di discendenza korolevita. Si tratta di un'installazione su quadro semi-olografico, in movimento, con modalità sonora o muta a scelta. Si trova nel suo ufficio, ai piani alti della Blue Sun ]



01/02/13

for I don't love you and never will


Si era già fatta una doccia, asciugata e vestita. Mentre si sistemava il trucco del giorno prima aveva chiamato miss Postma, avvertendo che si sarebbe presa la mattinata libera, e Rothman, per dirgli di andare a prenderla alle nove e trentatré presso il Xù Hotel di Capital City. Ciò le dava circa trenta minuti per fare colazione e sentire il notiziario delle nove. Nella sala da pranzo della splendida sultan suite arredata in rosso e oro, trovò insieme alla colazione Derek Bark, con gli stessi pantaloni di seta che aveva utilizzato per dormire. Evitò di mostrare il disappunto, ma capì subitaneamente che le avrebbe fatto perdere tempo sulla tabella di marcia che si era figurata.

"Hai dormito bene?". Derek le sorrise versando il tè con poca delicatezza. Era solo uno dei molti movimenti di cui non coglieva minimamente la sfumatura rituale, profanandolo con il pragmatismo un po' becero di chi è cresciuto lavorando nello spietato business delle news e poi dell'imprenditoria. Nonostante ciò, l'intenzione era indubbiamente galante. I mix di elementi contrastanti erano sempre piaciuti a Declan, e indubbiamente le piaceva il mix particolare di Bark.

"Ottimamente, ti ringrazio"
"Quanto zucchero nel tè?"
"Senza"

Le passò la tazza soltanto, ignorando totalmente il piattino, che lei si procurò da sola.

"Il disordine ti infastidisce, non è così?"
"Non è così"

Declan sorrise in modo sfuggente, senza guardarlo. Lui invece rimase ad osservarla per un po', con un sorriso storto tagliato sulle labbra sottili. Qualcosa in lei riusciva a mantenerlo costantemente intrigato e partecipe. Si sedettero entrambi.

"Ho una proposta da farti, e vorrei che mantenessi una mentalità il più possibile aperta a riguardo, lasciandomi parlare prima di rispondere"
"Un'altra nuotata con gli squali?"
"Non è ciò che facciamo entrambi da anni?"

Declan sollevò gli occhi su di lui, attenta.

"Come già sicuramente saprai, sono vedovo da circa dieci anni, e i miei figli sono adulti, con famiglie proprie e lavori indipendenti. Conduco una vita attiva e lavoro intensamente, nonostante a questo punto della mia carriera potrei sedermi e passare le giornate a guardare tutto ciò che ho creato arricchirmi fino all'eccesso."

Declan poggiò cautamente la tazza sul piattino, girandola in modo che il manico si trovasse alla sua destra.

"Nonostante ciò, ammetto che talvolta gradirei avere un diverso tipo di compagnia. Negli ultimi anni ho provato ad instaurare relazioni con tipi vari di donne che alla fine si sono rivelate più interessate al mio patrimonio che alla mia compagnia. Come, in parte, è naturale che sia".

Declan prese un respiro profondo. Accavallò le gambe e spinse il busto appena indietro, con l'improvvisa esigenza di allontanarsi da quella conversazione il più rapidamente possibile.

"Ti vedo spaventata"
"Vorrei che arrivassi al punto, Derek"
"Ti sto proponendo di sposarmi."


Lei alzò gli occhi al cielo per ostentare una certa esasperazione. Si alzò in piedi con una certa fretta e diresse verso la porta d'uscita della stanza. Derek sorrise e le andò dietro, mettendosi sulla sua strada. La bloccò afferrandola delicatamente per le spalle. 


"Non mi hai lasciato finire"
"Non ho tempo da perdere dietro queste cose, Derek"
"Permettimi di spiegarti: non ti sto promettendo amore eterno. Ti sto solo chiedendo di sposarmi"

Quel curioso modo di formulare la questione riagganciò la sua attenzione. Alzò gli occhi chiari su di lui, aspettando.

"Cerco una compagnia, Declan. Qualcuno con cui passare piacevolmente il mio poco tempo libero, che mi accompagni agli eventi ufficiali e che non mi crei i problemi alla lunga inevitabili in un tipo di relazione che il resto del mondo definirebbe funzionale. Nessuno di noi due avrebbe obblighi di fedeltà, ma solo di discrezione."

Declan ci pensò un attimo. La razionalità dell'analisi l'aveva in qualche modo messa di nuovo a proprio agio. Inspirò a fondo.

"E io cosa ne guadagnerei?"
"Un terzo dell'eredità che lascerò, e tutti i miei contatti lavorativi."
"Ti aspetti che lasci il mio lavoro a Capital City?"

Derek rise.

"Declan, mi vuoi dire che non hai già puntato il posto di Gentry?"
"Gentry si dimette da CEO di Lòng City. Io sono CEO di Capital City. Perché dovrei volere il suo posto?"
"Perché è più vicino a Carter. E perché il settanta percento di CEO di Lòng City sono stati poi promossi al Board of Directors presieduto da Carter. Ho una villa splendida a Lòng City. Se non ti piace, posso comprarne una più grande."

Declan scosse piano il capo.

"Ho fatto i miei compiti" le assicurò lui.

Rimasero in silenzio per un po', finché non fu lei ad alzare il capo verso di lui.
"Io non ti amo" chiarì con una certa urgenza.

Derek sollevò le spalle. "Neanche io". 
"Non è una cosa che cambierà col tempo: non ti amerò mai"

"La qual cosa un po' mi ferisce, ma - suonava ironico - I can live with it". 

Si umettò le labbra.

"Ho bisogno di un paio di giorni per pensarci"

"Tutto il tempo che vuoi. E ora... - allargò un braccio verso il tavolo - adorerei la tua compagnia per il resto della colazione".

29/01/13

eternal








« Lei cosa farebbe se avesse qualche anno prima del grande viaggio? Che sfizi vorrebbe togliersi? »


« Non saprei. Non ho mai considerato l'eventualità di morire. » ... « la verità è che, compiuti i diciotto anni, ho sempre vissuto esattamente la vita che volevo vivere. Correndo i miei pericoli, scalando i miei grattacieli. Dove sono è dove devo essere, e allo stesso tempo dove voglio stare. Non c'è posto nel 'Verse che preferirei. »


my brother and my sister don't speak to me / 
but I don't blame them / but I don't blame them

22/01/13

the universe we went through


"Non sei impressionata."

Derek Bark lo constatò con elegante rassegnazione. Osservò Declan sorridere divertita sugli spalti vuoti del più grande stadio del pianeta, guardando in maniera piuttosto distratta il campo di pyramid più in basso su cui si giocava un'amichevole tra Capital Titans e Liu Bei Shooters. Alle undici e mezza di sera. Solo per loro. 

"Per curiosità: come li hai convinti a giocare a quest'ora?"
"Il presidente dei Titans è un mio caro amico. Per gli Shooters... ho promesso di comprarli". L'uomo sospirò e si sedette compostamente sul sedile, mentre Declan rimase ancora un po' con i gomiti poggiati sulla balaustra. Indossava uno splendido cappotto nero che le lasciava scoperte le gambe dalle ginocchia in giù, e gli occhi chiari erano resi più intensi da un cenno di trucco più scuro. Si prese qualche istante per osservarla, contando alla rovescia i vari appuntamenti che le aveva strappato fino a quel momento. Prima dello stadio c'era stato l'acquario dove si erano fatti calare in una vasca di squali, protetti da una gabbia in titanio inossidabile. C'era stata prima ancora la serata in cui corruppe abbastanza persone da riuscire a portarla a vedere, a museo chiuso, la migliore fatica del più celebre pittore della pre-colonizzazione: "L'Universo che attraversammo" di Peter Goeble. Le era sembrato di vedere in lei un certo gusto nello sfiorare con le dita la tela nuda, ma nient'altro. Al vero e proprio primo appuntamento, l'aveva portata piuttosto ingenuamente sulla sua barca di quarantasei metri, a fare una romantica cena al largo di Capital City. Aveva scoperto solo più tardi come, nell'allontanarsi dalla costa, lei avesse speso due abbondanti minuti a calcolare tramite il c-pad le coordinate esatte del loro spostamento per poi comunicarle al suo autista. 

"Pazienza: avrei comunque dovuto comprare una squadra di pyramid, prima o poi. E' una delle poche stravaganze da milionario che mi manca" la prese con filosofia. 
"Hai già in mente dove andare la prossima volta?"
"Chi ti ha detto che ci sarà una prossima volta?"

Declan rise senza guardarlo neanche. Andò a sedersi accanto a lui, accavallò le gambe ed estrasse dal cappotto il portasigarette d'argento koroleviano. Se ne prese una e una la offrì a lui. Le accesero con lo stesso zippo. Profumavano di mentolo in maniera delicata, diventando più piacevolmente brucianti nella gola. Lei continuò a guardare con poco interesse la partita, seppur qualcosa negli occhi suggerisse una certa soddisfazione. Derek rimase a guardarla con una certa ostinazione.

"Dovrei riflettere più attentamente sul perché ti lasci importunare da un vecchio come me"
"Deve essere la posizione sociale di rilievo"
"E i soldi"
"Chiaramente, anche i soldi"
"E sono un vecchio tutto sommato ben mantenuto"

Declan voltò il capo e lo passò in esame dalla testa ai piedi, valutando. Dei sessantadue anni che aveva, ne dimostrava qualcuno in meno. Il tempo lo aveva stempiato in maniera ordinata, lasciandogli una fronte molto alta e dei capelli ingrigiti. Le spalle larghe e il fisico slanciato facevano intuire una gioventù passata a praticare il nuoto agonistico, mentre le rughe davano al viso un aspetto solido. In effetti ogni cosa in lui riusciva a dare una sensazione di fermezza, pur senza renderlo duro. Aveva la scioltezza tipica di chi tratta il denaro come un piacevole effetto collaterale del proprio lavoro, senza darsene mai troppa pena. Declan cercava ancora di stabilire se fosse veramente così o se si trattasse soltanto di una posa ben studiata. 

"Dicono che la tua CCN stia per mandare un'inchiesta terremoto sulla Column Electronics"
"Dicono?"
"E' così?"
"Ecco cosa mi era sfuggito: le informazioni..."

Sorrise sfacciato. Era abituato a schivare quel tipo di domande da tempo immemore. Del resto non crei il primo monopolio mediatico del Core senza che qualcuno, presto o tardi, ti chieda qualche piccola anteprima sulle cortex news del giorno dopo. Aveva iniziato dall'informazione: venticinque anni prima Derek Bark era l'anchorman del primo programma cortex di Horyzon. Finché una lite con la produzione l'aveva obbligato a lasciare lo studio e contarsi i soldi in tasca. A quel punto aveva due possibilità: mettere tutto in banca e cercarsi un altro lavoro, oppure investirli. Decise di investirli in attrezzature di holoripresa e in un paio di satelliti in grado di trasmettere a Horyzon, Xinhion e New London. Propose un format innovativo che attrasse numerosi giovani. Iniziarono a lavorare per lui gratis, solo per far parte di ciò che stava costruendo. Il primo giorno di trasmissione fu un fallimento. Il secondo andò meglio. Dopo due mesi di alti e bassi, una docu-inchiesta sulle condizioni di vita su Meili portò un boom di ascolti che accese l'attenzione degli investitori. Nel giro di dieci anni il canale si espanse fino ad acquisire sempre più reti minori, diversificando la sua offerta. Divenne la Central Cortex News. Agli albori 2505 i suoi redattori furono i primi a caldeggiare pubblicamente un intervento armato contro i pianeti del rim che si opponevano all'inevitabile avanzata alleata. La rete cortex venne invasa nel giro di pochi mesi da documentari sui modi barbari e incivili di vivere nel rim, mentre i programmi giornalistici di approfondimento presero a spiegare con logica schiacciante i motivi per cui i rimmer costituivano un pericolo per il quieto vivere del 'Verse intero. Quando nel 2506 scoppiò la guerra, la CCN fu l'unica corporation mediatica a vedersi quasi raddoppiare i finanziamenti statali, mentre il resto dell'informazione e dello spettacolo vedeva bruschi tagli a vantaggio delle spese militari. E mentre il resto del Core si accontentava di pubblicare i bollettini militari giunti dal fronte, la CCN diventò pressoché l'unica ad inviare i suoi giornalisti nelle zone di guerra. Triplicarono lo share, i prezzi delle pubblicità salirono del centotrenta percento. Mentre milioni di soldati morivano al fronte, Derek Bark (che era stato ai suoi tempi uno studente scarso con un voto di laurea mediocre) veniva invitato nelle Università a parlare di news-managing ed etica giornalistica. Finita la guerra, si era ritrovato nelle mani un impero, incorniciato da un'estrema liquidità.


Che amava chiaramente scialacquare.


"Che ne dici di un giro in elicottero sulla città?" propose vago, sedendosi più comodo sul sedile.
"L'ho fatto due settimane fa"

Derek sospirò. Allungò un braccio sullo schienale del sedile di lei, senza per questo toccarle la schiena. Sembravano entrambi rilassati, privi di ingessature. Lei appena più sostenuta, nella maniera che hanno alcune donne per comunicare una certa severità d'intenti. Eppure aveva quel sorriso velato negli occhi. Lui era un uomo abbastanza navigato da riuscire a capire quando le sue attenzioni erano apprezzate, e gli sembrava che Declan Khan non rifiutasse le attenzioni di nessuno. Era al centro del suo mondo e, per qualche motivo, doveva essere profondamente convinta di essere anche al centro del mondo di tutti gli altri.

"C'è qualche città che ti piacerebbe vedere? Qualche megalopoli che ti manca?"
"Ho vissuto in quasi tutte le capitali del Core"
"Quali?"

Lei sollevò appena il mento, osservando senza apparire particolarmente avvinta uno splendido assist, più giù, sul campo.

"Sono nata a Lòng City e ho vissuto a Jutòu fino ai quattordici anni. Ci siamo poi trasferiti su Berishan, ad Afghana. Sono andata a studiare a New London, ho fatto l'internship a Manhattan e sono stata assunta di nuovo a Xinhion. Sono stata trasferita a Capital City per qualche mese, poi assegnata ad un progetto a Sadrany, quindi di nuovo a Capital City. D'estate usavamo andare a Corona, e i miei genitori vivono attualmente a Gandhi."
"Come sono?"
"I miei genitori?"
"Sì."
"Ordinari."

Derek si chiese cosa intendesse Declan Khan per ordinario.

"Lo sono anche io?" impavido. Sorrise anche Declan, ma non rispose alla domanda.

"Sai, potresti semplicemente chiedermi cosa mi piacerebbe fare" osservò, inoppugnabile.

Lui la guardò ancora un po'.

"No. Prima o poi lo troverò" disse senza impazienza. Si accese un'altra sigaretta e tornò a guardare la partita.




"The Universe We Went Through", by Peter Goeble