26/03/15

you're killing me here



Shiangye Hotel, Sobborghi di Lòng City
23 Febbraio 2517

Eric Jansen è un uomo inaffidabile, questo Declan l'ha sempre saputo. Quando entra nella stanza d'hotel, la prima cosa che nota è la finestra spalancata. Costeggia il muro con calma, la moquette rende soffice il rumore dei tacchi da seicentottanta dollari. Preme il touchscreen al lato della finestra, osservando la saracinesca abbassarsi lentamente. Indossa ancora i guanti.

"Sapevo sarebbe finita così - lui è seduto al bordo del letto - per entrambi. Incatenati mentre affondiamo"

Strofina i palmi delle mani l'uno contro l'altro, con crescente ansia euforica. Il modo impreciso in cui porta la giacca, l'assenza della cravatta, il colletto slacciato, le rughe agli angoli degli occhi neri. Tutto quello che un tempo le piacque, la incuriosì, le sembra adesso l'affresco scontornato di un uomo perduto. Patetico.

"Cosa ti hanno chiesto esattamente?"

Eric alza la testa. Gli occhi terrorizzati gli si riempiono della figura di Declan Khan. I capelli raccolti, la linea sottile del corpo fasciata dal cappotto di velluto, le labbra tinte di rosso.

"Ogni cosa. Sapevano ogni cosa"
"Se avessero saputo ogni cosa adesso non ne staremmo parlando. Sii specifico"
"Mi hanno chiesto delle azioni della Weyland e di quelle della Blue Sun. Hanno tracciato i miei movimenti, gli acquisti poco prima del lancio sul mercato della nuova linea di upgrades navali... gli investimenti su Roanoke prima dell'uscita della notizia sui giornali"
"Sanno anche di LS-9?"
"Sanno tutto. E' finita".

Declan Khan dubita sia finita. Nonostante ciò, il senso di allarme le cola lungo la schiena e la raggela al contrario, fermandosi alla base del collo. Niente di ciò che pensa traspare dall'espressione ferma e concentrata, gli occhi chiari così vuoti da sembrare assenti.

"A quanto sono salite le azioni Weyland?"
"Cosa?"
"Le azioni Weyland. La borsa di Horyzon aprirà a minuti. Si prevede un più cinque percento. Devi andare a ritirare ogni cosa."
"Declan..."

Eric si alza. Le va incontro e le afferra le mani sottili, ancora coperte. Le stringe con tutta la forza che ha, ricevendo da lei solo un leggero irrigidimento e uno sguardo indecifrabile, valutativo.

"E' finita. Arriveranno a te presto, forse stanno già bussando a casa tua."
"Abbiamo quattrocentosessantaquattromila dollari da incassare."
"Non capisci. E' finita. Dobbiamo andare via, come avevamo progettato. Adesso. Subito." 

Gli uomini disperati l'hanno sempre disgustata. Ha un fremito quando, nel prendere il viso di Eric tra i guanti sottili, lui gli sfugge come un coniglio a una trappola mal piazzata. Uno squilibrato. Ne segue le tracce fino a ridosso della finestra: lui preme la fronte contro il vetro chisuo e respira a fondo, agitato. Lei si avvicina lentamente al suo fianco, rimane dietro il muro. L'analisi è il suo campo, e non ha mai avuto difficoltà ad applicarlo a situazioni di crisi. Adesso, quindi, non può che analizzare la necessità di rinunciare ad alcuni obiettivi per tutelare l'unica priorità: se stessa.

Accarezza la schiena di Eric con la punta delle dita. Lo rassicura, gli sorride dolcemente innamorata. Lui annega nel suo sguardo rapace e la ascolta dire ti ho amato dal primo momento in cui ti ho visto, e forse abbiamo un'altra opzione. Eric ci crede con tutte le sue forze. Lui, nell'analisi, non è mai stato un granché. 

- - - - -

Centrale di Polizia di Lòng City, Xinhion
28 Febbraio 2517

"Forse non dovrei... ma mio marito è davvero il suo più grande fan..."

Derek sorride per la fotocamera. Si lascia immortalare al fianco dell'agente Dobson, un uomo secco di una quarantina d'anni, stempiato e con la pelle color ambra. Poi fa un gesto vago, di scherno, mentre l'agente controlla la buona riuscita della foto sul display olografico. E' uscita bene (Derek Bark esce sempre bene in foto). La ripone e torna a registrare la loro conversazione. Il suo box non è molto spazioso né accogliente, ma si è preoccupato di far portare quantomeno una tazza di caffè al celebre Bark.

"Allora, andiamo avanti... scusi se le chiederò cose che mi ha già detto... serve per i documenti, sa..."
"Non si preoccupi, agente, faccia pure il suo lavoro: sono a sua completa disposizione."
"Grazie. Allora, la sera del ventitré febbraio del corrente anno, dove si trovata?"
"Presso la mia abitazione."
"Da che ora a che ora, orientativamente?"
"Il mio ultimo appuntamento della giornata è stato alle diciotto, quindi dubito di essere tornato più tardi delle otto di sera. E di solito non vado a dormire più tardi delle undici"
"Anche quella sera?"
"Non ho motivo di pensare altrimenti."
"Bene, bene... ed era solo?"
"No: quando sono tornato mia moglie era già a casa."
"Sua moglie che è... - mi scusi, sa, per la registrazione"
"Mi scusi lei: mia moglie è Declan Khan, ed era già in casa."
"Ed è rimasta in casa per tutto il tempo?"

"Sì. Siamo andati a dormire insieme."
"E lei è sicuro che non si sia allontanata, o che non sia uscita senza dirglielo, magari?"

"Ciò farebbe di me un uomo molto distratto."
"Si spieghi."
"Io e Declan dedichiamo le serate ad attività condivise. Vediamo holofilm, o leggiamo, o usciamo."
"Quella sera in particolare cosa avete fatto?"
"Abbiamo ascoltato l'ultimo concerto per orchestra del maestro Jason Fa, dopodiché ci siamo ritirati nelle nostre stanze."
"Verso che ora?"
"Non saprei. Le nove e mezza, forse le dieci?"
"Pensavo andasse a dormire alle undici, di solito."

Derek sorride splendidamente: non ha bisogno di fare più che smuovere leggermente le labbra per convogliare l'esatta dose di scanzonata canaglieria che lo rende così gradevole al pubblico.

"Non ci siamo messi subito a... dormire, se capisce cosa intendo."


Dobson ride, vagamente a disagio, ma tentando di apparire disinvoltamente amichevole.


"Capisco, capisco... quindi mi conferma che la signora Khan è rimasta con lei tutta la sera del ventitré febbraio?"
"Certo, lo confermo."
"Dovrebbe essere un uomo molto distratto per smentirlo..."

Derek ride alla battuta dell'agente come se la trovasse onestamente brillante. Sa di non averne bisogno, di averlo già ipnotizzato. Ma è un attore capace, e si attiene alla sua parte fino all'ultimo.

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Villa Bark-Khan, Lòng City
23 Febbraio 2517

 E' mezzanotte e mezza quando il suo rientro lo sveglia. Derek indossa la sua vestaglia di pregiatissima lana naturale e scende in cucina, dove la trova occupata nell'eseguire con precisione maniacale il rituale del tè. Capisce che qualcosa non va dal primo sguardo.

"Cosa è successo?", chiede rimanendo sull'uscio.

Declan non risponde subito. Ha buttato disordinatamente il cappotto sulla penisola, e ora vi poggia le mani e tende le braccia, guardando in basso per un lungo istante.

"Ho bisogno che tu faccia una cosa per me - dice chiaramente, ma a voce bassa. - E ho bisogno che tu non me ne chieda mai il motivo."

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Strada, Lòng City
28 Febbraio 2517

Le luci della città che non dorme mai le sfuggono dietro lo sguardo. Rothman guida velocemente, e Derek è seduto al suo fianco, sui sedili posteriori della limousine. 

"Forse dovresti trovare un pretesto per lasciare Xinhion per un po', almeno finché non chiudono le indagini. Seguirò io la questione."
"Sì. Penso che farò così."

Declan osserva fuori dal finestrino, sovrappensiero. Suo marito potrebbe per un attimo giurare come sia la prima volta che le trova addosso un briciolo di preoccupazione. Le prende la mano e se la conduce alle labbra, baciandole morbidamente le nocche in uno di quei rari gesti di affetto che normalmente riservano per quando hanno un pubblico.

"Andrà tutto bene - le dice col suo sorriso da incantatore - e sei in debito."

E' la cosa che la preoccupa di più.

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Shiangye Hotel, Sobborghi di Lòng City
24 Febbraio 2517

"Un bel modo del cazzo per ammazzarsi", osserva Dobson. "Si è capito chi è questo poveraccio?". E' in fondo un brav'uomo, e ha un briciolo di pietà anche per i tossici che vengono ritrovati morti di overdose negli hotel. Qualcuno recupera il suo IdN dai pantaloni, lo striscia su un lettore.
"E' un broker di Jutòu", informano. "Jensen, Eric."




31/05/13

in sickness and in health



Declan sollevò lo sguardo dal libro quando suo marito, steso in un letto d'ospedale, iniziò a muoversi. Era un libro di carta, di quelli che lui amava collezionare. Non aveva mai capito a fondo il suo feticismo per la stampa vecchio stile, ormai rimasta viva solo nei pianeti del rim e del border più barbaramente arretrati. Lo teneva in mano con fastidio, e dover ogni volta girare le pagine era terribilmente fastidioso. Lo trovava uno spreco di tempo. Quello che stava leggendo, poi, conteneva un romanzo di chissà quale aspirante autore dei mondi esterni, amante dei periodi brevi e diretti. Elementari, avrebbe detto.

Derek Bark aprì gli occhi. Vide, dietro il velo appannato delle cornee, una bella donna con i capelli morbidamente raccolti dietro il capo e un qipao rosso che le lasciava le gambe scoperte dalle ginocchia accavallate in giù. Lei attese qualche minuto prima di rivolgerglisi, seppur ne seguì pazientemente con gli occhi tutto il lento risveglio.

"Come ti senti?"
"Cosa mi hanno dato?"
"Potresti gentilmente rispondermi, prima di porre a tua volta una domanda"
"Declan, ti prego... cosa mi hanno dato?"

Lei rimase in silenzio qualche secondo. Senza cravatta, con gli occhi velati e steso sul lettino dell'Osborne General Hospital di Lòng City, suo marito sembrava un anziano indigente e terribilmente fragile. Lei sentì qualcosa girarle lo stomaco, e lo riconobbe come il modo comune in cui tendeva a manifestarsi il suo orgoglio ferito.

"Hai avuto un infarto miocardico acuto mentre eri in riunione. Sei stato trasportato d'urgenza alla Osborne, dove ti hanno somministrato dei nitrati e dei fibrinolitici. Volevano somministrarti della morfina per il dolore, ma te l'ho fatta sostituire con un analgesico diverso, ricordando della tua allergia. Ho dato poi il consenso per l'angioplastica e avvertito i tuoi figli. Dovrebbero arrivare tra pochi giorni".
"Non avresti dovuto avvertirli"
"Non mi hai mai detto di avere problemi di cuore".

Calò il silenzio, Derek la guardò. Aveva sperato, nella confusione del risveglio, che lei gli avrebbe risparmiato quella discussione, o che avrebbe perlomeno voluto rimandarla.

"Cosa avrei dovuto dirti. Che sono un povero vecchio e morirò prima di te? Devo averti sopravvalutata, se non l'avevi già considerato".

Declan non parve ferita. Si alzò in piedi e chiuse il libro, poggiandolo sulla comoda sedia che l'aveva ospitata per tutto quel tempo. Si avvicinò al letto con calma, il suo passo scandito solo dal rumore dei tacchi.

"Quanto tempo dovrò rimanere qui?"
"Credono una settimana, ma in ogni caso ti farò trasferire domani alla Blue Sun Koreetic Clinic."
"Hai paura che scappi?"
"Abbiamo il migliore reparto di cardiologia del pianeta, e non ho intenzione di lasciarti nelle mani di medici meno che eccellenti"
"Alla Koreetic ci sono liste d'attesa lunghe mesi, Declan"
Lei sollevò appena il capo: "mi offende se credi che queste problematiche plebee si applichino alla mia persona, Derek. Forse mi hai sottovalutata"; l'ironia era sottile e vendicativa, come sempre.

Lui rise debolmente e provò a tirare su il busto. Era una mossa azzardata e affrettata, ma lei non fece niente per fermarlo: lasciò che si rendesse conto da solo di non averne le forze, fissandolo mentre tornava ad accasciarsi dolorante sul letto. Riconobbe nella mollezza della sua postura i muscoli sciolti di un cavallo azzoppato, steso su un fianco, e quasi senza rendersene conto si sorprese a ragionare sulla soluzione più efficiente adoperata con i cavalli zoppi. Non si vergognò dei suoi pensieri neanche quando capì che Derek li avrebbe indovinati.

"Non voglio trattenerti, sicuramente avrai da fare"
"In effetti è così. Domani ho una giornata singolarmente intensa. Ti ho comunque fatto portare due cambi puliti, il tech reader con il nostro archivio completo e tutti i tuoi - sospirò - polverosi libri cartacei. Non credo ti annoierai"
"Sei stata molto premurosa, Declan"
"Tengo fede al contratto" rispose lei con un sorriso morbido. Senza chinarsi su di lui per baciarlo, gli fece un cenno lieve col capo e, come una perfetta sconosciuta, uscì dalla stanza senza guardarsi indietro. Derek ne ascoltò la camminata sostenuta e scandita dal rumore dei tacchi. Cercò nel ritmo del passo un'incertezza, per quanto breve. Ma non si stupì quando non la trovò.



24/03/13

red dress


"L'hai fatto appendere, finalmente"
"Sì. Lo volevo al suo posto per quando verrà a trovarmi"
"Presto?"
"Credo di sì. Credo di piacerle"

Derek rimase sul ciglio dello studio.

"Ci sono poche persone a cui non piaci. Ed è perché le fai sentire a disagio - sorrise - ceni con me stasera?"

Declan sospirò e con un gesto volatile della mano accumulò al lato della visuale le varie olografie, in modo da poter guardare il marito direttamente.

"Volentieri, ma ne ho almeno per un'ora. Puoi prenotare, intanto"
"Pensavo di provare il nuovo ristorante nel distretto Sai-Gi"
"Benissimo, sì"
"Metterai il vestito rosso?"

Declan scosse il capo e rise piano.

"L'ho mandato a lavare, pensavo quello blu scuro"
"Quello nero di velluto?"
"Ti piace di più"
"E' più aderente. Esibire una moglie quasi trent'anni più giovane di me è una delle poche gioie della mia vita..." accentuò il tono fatalista e sospirò in modo teatrale.
"Derek, devo lavorare" lo rimproverò lei divertita, indicandogli eloquentemente la porta.
"Il vestito nero..."
"Fuori"

Declan girò la sedia su cui si trovava di centottanta gradi e alzò lo sguardo sull'holografia parziale che riproduceva interminabilmente una serie di visuali aeree notturne di Koroleva e di Horyzon. Quella sera, indossò uno splendido abito color perla. 

vedute aeree di Koroleva e Horyzon. Regalo di matrimonio di Anya Krushenko e Scott Chaplim

21/03/13

ordinary day


Derek bussò con delicatezza alla porta, poi entrò spingendola con la spalla mentre teneva in equilibro, su un vassoio, due tazze di fine porcellana coperte, sui rispettivi piattini.

Declan guardò oltre l'holo-proiezione centrale al suo ampio studio vuoto, raffigurante i progetti tridimensionali di una classe Hephaestus. Lavorava a una versione ridotta, in grado di esternalizzare più funzioni possibili. Si tolse gli occhiali e li poggiò sul tavolino, osservando suo marito incuriosita.

"Acqua di sorgente proveniente da Greenfield, lasciata riposare un'ora" iniziò l'uomo. Erano le cinque del pomeriggio di Domenica, e indossava gli abiti del polo. Lei aveva deciso di rispettare il giorno di riposo e rimanere a casa, dove poteva lavorare con tranquillità. Pendragon, il grande felino dal mantello violaceo, riposava ai piedi di uno dei divani.

"Portata all'ebollizione - continuò Derek - lasciata poi scendere a novanta gradi. Un cucchiaino di tè colmo per ogni dieci decilitri"
"L'hai fatto fare alla servitù?" chiese lei posata, ironica.
"Esclusivamente con le mie mani. Rimarrai sorpresa" sorrise, poggiò il vassoio sul tavolino e si accomodò tirandosi di poco su i pantaloni. Trovò sul bracciolo il telecomando del proiettore holografico. "Posso?", chiese cordialmente. Declan acconsentì e lui richiamò la proiezione a una serie di opere d'arte disposte in fila.

"Trovo quantomeno ingiusto che mi abbia lasciato il compito di scegliere il resto dell'arredamento" protestò lui pacatamente. 
"Ti ho fatto selezionare un pool di quindici opere da un mio scout di fiducia. Speravo nella tua sensibilità artistica"
"Pressoché nulla, lo sai bene"
"Appunto ho incaricato uno scout". Lei si chinò in avanti e prese una delle due tazze di tè. Tolse il coperchio e lo poggiò, sollevandola tramite il piattino. Ne sentì l'odore, ne prese un sorso, in piedi. Sembrava in effetti ottimamente preparato. "Ho bisogno di prendere in prestito Moore, domani"
"Rothman non si sente bene?"
"E' morto suo padre, gli ho dato due settimane libere per tornare a Meili. Domani faccio i colloqui per il sostituto, ma almeno la mattina mi servirà un autista"
Derek sollevò pensoso gli occhi al cielo. Inguaribilmente ineducato, aveva preso la tazza di tè per il manico, lasciando il piattino sul vassoio. "Serve anche a me, nella mattina. Possiamo accompagnarti al lavoro, però."
"Meraviglioso - accordò la donna - ho una riunione, dovrei riuscire a presentarti Alexander Fay, come mi avevi chiesto - sorrise impercettibilmente - è il mio più diretto concorrente per la promozione al CdA"
Derek annuì moderatamente, quasi distratto: "le sue dichiarazioni sul fallimento della Azaren Inc. sono l'ultima cosa che ci manca per fare uscire l'inchiesta - fece un ultimo sorso al tè, senza assaporarlo - vuoi venire con me al funerale di Aidan Ren?" il tono si era fatto appena più grave.
Declan corrugò delicatamente la fronte: "lo conoscevi?"
"Ho un discreto rapporto di amicizia con suo padre"
"Con Callum Ren?"
"Sì"
Declan ci pensò. "No, non voglio che leghi la mia immagine alla sfortunata dipartita del figlio. Preferirei farmi vedere con lui quando dovrò far credere a Carter che la Ren Technologies mi stia corteggiando". Finì il tè. Quando alzò lo sguardo sul marito, lo trovò particolarmente crucciato.
"Ni hài hao ma?" chiese perplessa.
"Mh. Sì, certo - confermò lui in inglese - sto benissimo - sospirò e si rimise in piedi - vado a farmi una doccia. Ti prego, traimi dalla sofferenza di dover scegliere i quadri" la implorò con garbo.
Declan annuì lievemente e lo lasciò andare via. 

06/03/13

the day every girl dreams of


Era un matrimonio meraviglioso.

Nadja si era ripresa qualche settimana prima e, una volta tanto, si era presentata ad un evento familiare senza un accompagnatore. L'invito scientemente privato del "più uno" aveva fatto la sua parte. In quel momento ballava ridendo con un cugino di secondo grado da parte materna. Dopo il tentato suicidio (ma nessuno osava chiamarlo col suo nome, in famiglia) e il conseguente aborto spontaneo aveva ripreso colore piuttosto rapidamente, seppure apparisse più ossuta dei suoi momenti migliori.

Anche Louise e Alban Khan avevano ballato per un po', almeno finché lui non l'aveva lasciata ad un amico di famiglia. Era tornato al suo tavolo e, fedele al suo carattere burbero e all'umore complicato, era rimasto lì da solo, a scrivere messaggi al suo c-pad come se si stesse occupando di qualcosa di nettamente più importante del matrimonio di sua figlia.

Sua figlia - in un qipao rosso cucito su misura da un'alta sartoria locale e fresca come quando, ore prima, si era celebrata la cerimonia - lo raggiunse con due tazzine di ceramica bianca, piene di baijiu caldo e trasparente. Con un sorriso delicato ne pose una di fronte a suo padre, andandosi a sedere con lui con movimento leggero. 

Declan Khan e suo padre non si parlavano da mesi. La luce dei maestosi lampadari di cristallo intiepidiva il colore azzurro dei loro sguardi affilati e identici. Fu lei a fare il primo sorso di baijiu.

"Sono felice che tu abbia deciso di venire, alla fine."
"Ciò non cambia nulla tra noi"
"Ci dà quantomeno la possibilità di parlare"
"Non c'è niente di cui parlare"
"Io credo di sì".

Parlavano in cinese: per quanto avessero cresciuto le due figlie come bilingue perfette, nelle interazioni domestiche i Khan avevano sempre preferito la lingua di Xinhion all'inglese di New London, considerato spesso troppo impersonale, linguisticamente povero e, a ben vedere, troppo semplice.

"Non posso dirmi certo lieta delle modifiche al tuo testamento. Per qualche tempo ho pensato che la cancellazione del mio nome in favore di quello di Jamie fosse una scelta dettata dal sessismo, poi dalla pietà nei suoi confronti. Più maneggiabile dell'essere disconosciuta come tua figlia, immagino. Ti ringrazio tuttavia per la discrezione adoperata". Suonava calma e leggera.
"Se c'è una cosa che speravo di averti insegnato, Declan, è che nella vita ogni cosa deve essere guadagnata. Anche l'appartenenza a questa famiglia. Soprattutto l'appartenenza a questa famiglia."
Declan sorrise e scosse piano il capo.
"Non faccio che studiare e lavorare da quando sono nata. Non ho mai ottenuto meno dei migliori risultati possibili."
"Dovrei esserne impressionato? Il lavoro intellettuale è facile, per te. Piacevole. L'hai sempre fatto sempre e solo per te stessa. Non ti richiede impegno, non ti richiede fatica."
"E cosa pensi dovrei fare?"
"Rispondere alle chiamate di tua madre, per iniziare. Avere rispetto per ciò che questa famiglia ha costruito e rappresenta da decenni. - assottigliò lo sguardo su di lei. - accogliere tua sorella quando si presenta alla tua porta disperata. O pensavi che non saremmo mai venuti a saperlo?"
Lei distolse lo sguardo, lo indirizzò verso la pista da ballo e sorrise ad un paio di conoscenti sulla linea diretta dei suoi occhi.
"Puoi tenerti la tua eredità, Alban. I soldi, le case, i libri. Tutto ciò che possiedo è mio di diritto. Sono il CEO della sede di Lòng City. Ho appena sposato uno degli uomini più potenti del sistema, e nel giro di sedici mesi sarò eletta alla Board of Directors della Blue Sun. Ho tutto e presto avrò di più. Non voglio niente da te. Solo l'orologio". 

Alban abbassò lo sguardo sul proprio polso sinistro. L'orologio da solo valeva come la sua intera casa. Suo padre l'aveva dato a lui, e suo nonno l'aveva dato a suo padre, e così a ritroso, fino alla prima colonizzazione. Non vi era oggetto al mondo a cui tenesse di più.

"Che tu lo apprezzi o meno, ho spesso tirato Nadja fuori dai guai in cui ama cacciarsi, Alban. Video amatoriali pornografici, taccheggio, fidanzati violenti, debiti, tendenze autolesioniste e suicide."
"Neanche il tuo passato è esemplare, Declan"
"Ma me ne sono sempre occupata da sola, ho fatto attenzione a non lasciarmi nulla dietro. E diciamolo: sono fatta di tutta un'altra pasta. Come pensi che la prenderebbe, lei? - ruotò di poco il capo, allargando l'attenzione alla sorella minore che applaudiva divertita il quartetto d'archi - magari è l'ultima spinta di cui ha bisogno".

La guardò estraneo, col cuore che gli diventava gelido. Chiuse e riaprì le labbra varie volte, ma non gli vennero le parole. Non pensò neanche per un momento che stesse bluffando. Si tolse l'orologio e glielo consegnò.

Lei sorrise. Capovolse la cassa e ne lesse le poche parole in hindi. Diceva: "Gajrup Muthu Khan". L'iniziatore della fortunata stirpe.

"E' il miglior regalo che potessi farmi, papà" disse sorridendo. Si alzò e gli poggiò un affettuoso bacio sulla guancia, a beneficio dei fotografi. Poi andò a ballare con lo sposo.


* * *

Il giorno dopo i novelli sposi presero finalmente possesso della casa. La sera stessa, Derek sedeva già di fronte allo scenografico camino con un maglione poggiato sulle spalle e il tech-reader nelle mani. Leggeva un complicato e avvincente romanzo, ma lo poggiò sul tavolino quando Declan entrò nella stanza.

"Ospiti esemplari - aprì la conversazione - quel tenente dell'ottava flotta appariva un po' cupo, tuttavia"
"Non credo sia abituato a questo tipo di eventi. E' stato promosso a comandante, ad ogni modo"
"Oh, avevi indubbiamente invitati più pittoreschi. - rifletté ad alta voce - la giovane ragazza del rim... Molly Cox?"
Declan sorrise: "temo che costringerla alla presenza sia stata una tortura: mi è sembrava confusa anche sulle posate da utilizzare per ogni portata. Hai avuto modo di parlare da solo con Lars Wolfwood, alla fine?"
"No, purtroppo no, ma credo che per quel progetto consulterò la Shouye di Lòng City"
"Mi sembra una buona scelta: non vogliamo indisporli da subito"
"Siete molto amici?"
"Io e Wolfwood? - chiese lei sistemandosi sulle gambe accavallate il proprio tech-reader - non direi, no. E' un ottimo conversatore, però, e una splendida compagnia. Molto sensibile alle arti e un meraviglioso pianista."
"Temo di essere leggermente carente in materia"
"A dir poco. La tua competenza artistica è paragonabile a quella di una scimmia con un pennello" disse con delicatezza.
"Lo ammetto - confessò rassegnato il marito. - ti ho fatto del tè".

Declan alzò gli occhi dal tech reader al tavolino. Un bicchiere di cristallo pieno di tè fumante era fermo sul tavolino. Sbatté le palpebre due volte di seguito.

"Avevamo finito le tazze?"
"No, ma in un bicchiere ne entra di più - rispose lui con nonchalanche - l'ho già zuccherato"
Declan alzò gli occhi al cielo: "il tè non va dolcificato. Copre il suo sapore naturale"
"Ma non ha nessun sapore naturale"
"Non lo avrà mai se continui a fumare due pacchetti di Ganesha Commercial al giorno"
"Mi tengo vicino al popolo"
"Non posso credere che nessuno ti abbia mai insegnato come si serve il tè"
"Devo travasarlo in uno dei servizi di ceramica che ci hanno regalato?"
"No. Non ne volevo, comunque" rispose lei con sicurezza. Derek rilassò il busto e allargò le braccia sullo schienale del divano.
"You know you're a control freak, right?" le passò distrattamente la punta delle dita sulla schiena.
"Ci farai l'abitudine - gli assicurò divertita. Scorse le dita sul tech-reader aprendo il calendario - direi di sistemare la prossima settimana: mi sarà necessaria la tua presenza la mattina di mercoledì e venerdì sera."
"Prendo l'agenda e sono subito da te". 



20/02/13

contracts and coffee




Declan appose la sua firma digitale e inoltrò l'accordo prematrimoniale a Derek perché facesse lo stesso. Lui lo ricevette sul suo tech reader e lo firmò con un sospiro rassegnato.

"Il tuo avvocato ha spaventato il mio avvocato" segnalò con leggerezza.
"L'ho assunto appositamente per le doti intimidatorie" si sentì rispondere con ironia.

Lui sorrise elegantemente.

"Sbrigati gli obblighi contrattuali, direi di parlare delle altre questioni relative" propose lei.
"Mi sembra giusto"
"Come ti avevo già accennato, farei la cerimonia a in un'area che ho già selezionato e che penso troverai pittoresca, con il rito tradizionale del pianeta"
"Il rosso ti starà splendidamente"
"Il matrimonio sarà un'occasione per cementificare i rapporti d'affari, aprendo ad elementi esterni ad amici e familiari. Non potendo fare una cosa per soli intimi, direi di fare le cose in grande. Duecento invitati a testa?"
"Se ne ho duecento e uno?"
Lei sollevò un sopracciglio. "Duecento e uno invitati a testa, allora."

"In fondo credo che me ne basteranno duecento"

"Bene. Affiderò l'organizzazione alla Casa di Lòng City, in modo da iniziare a costruire i rapporti anche con loro. Tra i miei invitati figureranno vari membri della Casa di Horyzon, per cui ti suggerirei di avere anche dalla tua parte degli individui di uguale rilievo"
"Li divideremo per colore?"
"Scusami?"
"Potremmo dare un badge rosso ai tuoi e uno blu ai miei, e renderlo il tema del matrimonio. Dividere i tavoli con tovaglie blu e tovaglie rosse, le portate..."
Declan sbuffò un sorriso a metà e scosse appena il capo, rassegnata "Ti stai divertendo?"
"Un po'" confessò lui. Si infilò una mano nella giacca ed estrasse una scatolina di velluto blu, che spinse con due dita sul tavolo fino a mettergliela davanti. Osservò con un certo compiacimento il suo modo di prenderla, aprirla e osservarla con un cipiglio analitico e distaccato.
"E' un bell'anello" dovette concedergli. Il diamante koroleviano brillava al centro in maniera non ostentata, sostenuto da una struttura in oro bianco appena asimmetrica ma sobriamente elegante e dal design moderno.
"Guardami, per favore"
Declan lo guardò.
"Ho una certa età, ho fatto parecchie cose in vita mia. Non ti distoglierò dalle tue cose e non verrò meno agli accordi. Ma vorrei che ti divertissi. - ritrattò - che ci divertissimo"
Declan ci pensò qualche istante. Colse l'anello dalla scatolina di velluto e se lo infilò all'anulare sinistro. Le stava alla perfezione.
"Ho fatto fare delle ricerche su di te - si sfilò l'anello abbastanza rapidamente, riponendolo nella scatolina - immagino che tu ne abbia fatte su di me"
"Immagini bene. Vuoi chiedermi cosa ho trovato?"
Lo guardò sollevando appena il mento, con una fierezza elegante. Derek sorrise in modo storto e sfacciato, rispondendo placidamente.
"So che vai in terapia ogni venerdì sera, puntuale come un orologio, il ché mi ha fatto ben sperare sulla tua costanza negli impegni presi. So della tua gioventù burrascosa, so che i tuoi genitori fecero cancellare i tuoi nomi dai verbali riguardanti un incidente in cui un ragazzo rimase ferito con un colpo d'arma da fuoco e che poco più di dieci anni fa sei stata bandita a vita da Maoyi, seppure i motivi siano piuttosto fumosi."
Lei inspirò a fondo.
"C'è altro che dovrei sapere?"
Finse di rifletterci e poi scosse il capo. "No", mentì. 
"Hai pensato alla casa?" continuò lui, ugualmente sciolto. Prese il boiler e riempì due tazze di acqua bollente, lanciandovi poi all'interno due dadi di caffè istantaneo. Mise nel gesto una certa destrezza.
"Ho fatto il tour virtuale della tua, e ho concluso che dovremmo comprarne un'altra. Ho fatto delle ricerche e ne ho selezionate tre che penso facciano al caso nostro. Ti suggerirei di valutare in particolare la seconda: è fatta in un modo che ci permetterà una perfetta divisione degli spazi, pur tenendo un salone, la cucina e il soggiorno in comune"
"Le guarderò questa sera".

Lui spinse la tazza verso di lei con la massima delicatezza. Lei lo guardò in viso appena interrogativa.

"Non ho detto di volere caffè"
"Ne sei sicura? Mi è sembrato che lo volessi..." rispose lui in modo vago, quasi distratto.

Declan lo osservò ancora in silenzio, per un momento lunghissimo. Si alzò in piedi e prese la scatolina di velluto, riponendola nella borsetta.

"Ci riaggiorneremo questa sera sulla casa - decise con la solita asciuttezza - buona giornata, Derek".
"Buona giornata, Declan".

Se ne andò lasciando il caffè esattamente al suo posto.







06/02/13

music is math

[ Al suo ritorno presso la sede di Capital City, Declan ha acquistato grazie alla Shouye un'opera d'arte di una promettente emergente di Corona di discendenza korolevita. Si tratta di un'installazione su quadro semi-olografico, in movimento, con modalità sonora o muta a scelta. Si trova nel suo ufficio, ai piani alti della Blue Sun ]